martedì 26 luglio 2011

Cinema


Uno sprovveduto e sfortunato ragazzo di nome Slevin (alla lettera “cane rabbioso”), imperturbabile perché affetto da atarassia, dopo aver perso in un colpo solo il lavoro, la fidanzata e il portafoglio, si trasferisce a casa del suo amico Nick. In assenza del ragazzo, Slevin si ritrova coinvolto in un pericoloso scambio d'identità che lo costringerà per l’occasione a trasformarsi in uno spietato killer.
Durante il compimento dell’operazione il ragazzo si rivelerà però meno ingenuo del previsto, tenendo alto il significato del suo nome…
Il regista Paul McGuigan costruisce un godibile, incalzante gangster-movie dai toni ironici e giocosi, nel quale non mancano situazioni surreali, furbi ammiccamenti cinefili, personaggi contraddittori tipici dello stile tarantiniano cui il regista fa chiaramente riferimento (su tutti il duro dal cuore tenero Bruce Willis, qui come in Pulp Fiction alle prese con un orologio lasciato in eredità). Nonostante l’eleganza dello stile e della forma attentissima ai dettagli, McGuigan non riesce però a staccarsi troppo dalla lezioncina imparata pedissequamente, osando raramente in tocchi personali e calcando talvolta la mano con forzate citazioni cinefile, ritmi da videoclip e destrutturazioni narrative che troppo ammiccano alle costruzioni post-moderne propriamente tarantiniane.
Una sceneggiatura poco incisiva e originale per un film che sa di già visto e che trova il suo punto di forza nell’interpretazione degli attori: dall’imperturbabile spietato Willis al serafico britannico Kingsley, passando per un vendicativo Freeman e un’insolitamente sbarazzina Lucy Liu. Su tutti svetta il magnetico protagonista Josh Hartnett, novella icona della giovane Hollywood scapigliata.

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