lunedì 16 aprile 2018

Fotografia






La giuria del World press photo (Wpp) ha annunciato i vincitori della 61ª edizione del più importante premio fotogiornalistico al mondo. Per la prima volta, i nomi dei finalisti erano stati annunciati in anticipo, il 14 febbraio, mentre i vincitori sono stati premiati ad Amsterdam il 12 aprile.

Quest’anno la giuria è stata presieduta da Magdalena Herrera, responsabile della sezione fotografica della rivista Geo in Francia. I giurati hanno esaminato 73.044 foto, scattate da 4.548 fotografi provenienti da 125 paesi.

Il vincitore della foto dell’anno è Ronaldo Schemidt con un’immagine scattata durante le proteste contro il governo in Venezuela – la foto ha vinto anche il primo premio della categoria spot news. “È un’immagine classica, ma ha un’energia immediata ed è dinamica. C’è colore, movimento, è molto ben composta, ha forza. Mi ha dato subito molte emozioni”, ha spiegato Herrera.

Gli altri finalisti per la foto dell’anno erano: Patrick Brown, con un’immagine sulla crisi dei profughi rohingya; Adam Ferguson, che ha ritratto alcune ragazze rapite da Boko haram in Nigeria; Toby Melville, che ha fotografato le vittime dell’attentato di Londra; e Ivor Prickett con due foto scattate a Mosul, in Iraq.

La vincitrice nella categoria progetti a lungo termine è Carla Kogelman, con un lavoro su due sorelle, Hannah e Alena, che vivono nel villaggio di Merkenbrechts, una zona rurale tra l’Austria e la Repubblica Ceca.

Magnus Wennman è arrivato primo nella categoria persone, foto singola, con un’immagine in cui sono ritratte due ragazze rifugiate a Horndal, in Svezia, che soffrono di uppgivenhetssyndrom (sindrome da rassegnazione).

Jesco Denzel ha vinto nella categoria contemporary issue, foto singola. L’immagine è stata scattata a Makoko, un antico villaggio di pescatori nella periferia di Lagos, in Nigeria, dove gli abitanti rischiano lo sfratto a causa dei progetti di riqualificazione del governo.

Le immagini vincitrici faranno parte di una mostra itinerante che sarà esposta in 45 paesi. A Roma comincerà il 27 aprile al Palazzo delle esposizioni.

Canzoni


Comicità


Libri







Libro breve e divertente sul rapporto tra la scrittrice e i suoi "infami" che le hanno rovinato,almeno per un periodo,un pezzo del suo percorso di vita.Facile identificarsi perchè ognuno di noi ne ha incontrati di infami,e poi la scrittura,a parte un po' di parolacce decisamente fuori luogo,è scritto in maniera efficace come nello stile della giornalista.

Cinema






Gran Bretagna, 1940. È una stagione cupa quella che si annuncia sull'Europa, piegata dall'avanzata nazista e dalle mire espansionistiche e folli di Adolf Hitler. Il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l'esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo l'invasione della Norvegia e l'evidente spregio della Germania per i patti sottoscritti con le nazioni europee, la camera chiede le dimissioni a gran voce di Neville Chamberlain, Primo Ministro incapace di gestire l'emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill, con buona pace di re Giorgio VI e del Partito Conservatore che lo designa per soddisfare i Laburisti.

Sprezzante degli stolti vicini e deciso a resistere al nemico lontano, Churchill prende il comando del Paese e lo guida a suon di parole fuori dall'ora più buia e verso la vittoria a venire.

Avevamo bisogno di un altro film su Winston Churchill? Probabilmente no ma davanti alla performance di Gary Oldman L'ora più buia è la benvenuta. L'Homburg di feltro, il grosso sigaro, il panciotto, la voce grassa, il corpo goffo, il whisky (sempre) alla mano, il mumbling permanente, lo rendono una sfida irresistibile per qualsiasi attore. Se sei un artista di eminenza e hai raggiunto l'età e la rotondità necessarie allora non puoi sottrarti dall'interpretarlo. Incarnare Winston Churchill per un attore è un rito di passaggio, un privilegio non privo di responsabilità. Richard Burton, Albert Finney, Michael Gambon, Timothy Spall, Viktor Stanitsyn (ben quattro volte), John Lithgow, Brian Cox, per citare soltanto gli esempi più celebri, si sono alzati uno dopo l'altro nella Camera dei Comuni a pronunciare uno dei suoi celebri discorsi, a dettare altrettante celebri lettere, a masticare il tabacco, a ringhiare il proprio disappunto al nemico ai microfoni di Radio Londra.



Marzia Gandolfi

venerdì 13 aprile 2018

Libri






Quella che viene raccontata in questo libro è una storia che si snoda lungo un sessantennio di vita dei Servizi repubblicani, militari e civili. Un'indagine dettagliata che ne ripercorre l'evoluzione tramite le vicende incrociate di sei personaggi: Licio Gelli, Federico Umberto D'Amato, Guido Giannettini, Luigi Cavallo, il frate domenicano Felix Morlion e lo storico, politologo e giornalista americano Michael Ledeen. Sullo sfondo emergono le continue deviazioni, la ricerca costante di fantasiose macchinazioni comuniste sia interne che esterne all'Italia, la nascita di un'organizzazione occulta di nome Gladio e di altre consimili, l'affiliazione alla P2 di vaste aree dei Servizi e di una parte rappresentativa della classe politica. Progetti e figure che denunciano l'esistenza di un vero e proprio Stato alternativo e parallelo a quello esistente, che ha stretti legami con gli USA e la NATO e, non da ultimo, con il Vaticano. Gianni Flamini propone un viaggio attraverso gli episodi fondamentali di cui i servizi sono stati promotori, protagonisti e testimoni: dal Sifar del generale De Lorenzo al Sismi di Pollari. Uno spaccato di vita repubblicana, ma anche dei continui abusi di potere, dei loro lati oscuri, del loro senso di onnipotenza, in nome di una presunta difesa della sicurezza nazionale.

Fotografia





Il cavaliere
fotografia e didascalia di Gianluca Mariani

Questo è uno dei primi cavalieri d'italia arrivati nel nostro paese nel 2018, fra poche settimane inizieranno ad accoppiarsi e a costriuire i nisdidi, regalando a chi li osserva uno spettacolo naturalistico unico.

Comicità


Serie Tv







Dopo Broadchurch, Giallo (canale 38 del digitale) ci regala un altro gioiello della corona della BBC: al via in esclusiva la serie Shetland da giovedì 15 marzo alle 21,00. Considerato un vero fenomeno Shetland, le isole del mistero, anche in patria partì in sordina con solo due puntate per la prima stagione nel 2013, per conquistarsi rapidamente una seconda e una terza stagione. E ora è stata annunciata in patria una quarta annata. Il segreto dietro questo successo è probabilmente da un lato il fatto che si ispira ai romanzi della scrittrice Ann Cleeves (dai suoi libri anche la serie crime, Vera), firma molto nota in Scozia. Inoltre ha ottenuto un ottimo riscontro l’ambientazione visto che la serie è ambientata e girata nell’arcipelago delle isole scozzesi che danno anche il nome all’intero show.
II protagonista è il detective Jimmy Perez (l’attore Douglas Henshall, miglior attore ai Bafta Scotland nel 2016), alle prese con vari casi di omicidio. Jimmy è un uomo di buon senso, limpido e con un forte senso del dovere; quando da Glasgow si troverà ad operare nelle isole Shetland, suo luogo d’origine, troverà la comunità isolana particolarmente chiusa e sospettosa, e questo inizialmente non rende agevole il lavoro suo e della sua squadra. Tra i primi casi trattati il mistero di una esponente anziana della comunità, trovata uccisa all’interno di un sito archeologico; l’omicidio di una teenager a Ravenswick, che sembra avere somiglianze con un caso del passato; un incidente d’auto mortale che non convince del tutto Perez e i suoi; l’assassinio di uno scienziato nella casa d’infanzia di Perez a Fair Isle, dove restano tutti bloccati a causa di una bufera.

Cinema






L'agente K è un blade runner della polizia di Los Angeles, nell'anno 2049. Sono passati trent'anni da quando Deckart faceva il suo lavoro. I replicanti della Tyrell sono stati messi fuori legge, ma poi è arrivato Niander Wallace e ha convinto il mondo con nuovi "lavori in pelle": perfetti, senza limiti di longevità e soprattutto obbedienti. K è sulle tracce di un vecchio Nexus quando scopre qualcosa che potrebbe cambiare tutte le conoscenze finora acquisite sui replicanti, e dunque cambiare il mondo. Per esserne certo, però, dovrà andare fino in fondo. Come in ogni noir che si rispetti dovrà, ad un certo punto, consegnare pistola e distintivo e fare i conti da solo con il proprio passato.

Ridley Scott produce, come a dire sigilla, mentre alla regia c'è Denis Villeneuve, supportato dalla fotografia di Roger Deakins, che non si può non annoverare tra gli autori di questo film. La sua tavolozza e l'impressionante lavoro di scenografia definiscono il clima meteorologico del film più di ogni altro elemento.

Ed è certamente sul piano visivo, e delle scelte operate in questo senso, che il film di Villeneuve trova la propria originalità costitutiva: quella di un ibrido tra blockbuster e film personale, specie nella gestione del tempo, che il canadese sottrae alle logiche di mercato e fa proprio nel bene e nel male, lungaggini comprese.
Il disordine e la spazzatura della L.A. Del 2019 sono un ricordo lontano: ora tutto è ordine, K stesso, come gli ricorda il suo capo, è pagato per mantenere l'ordine. Ma non è facile assolvere questo compito quando i ricordi d'infanzia si mescolano agli interrogativi metafisici, proprio come in "Fuoco pallido", il romanzo di Nabokov che torna a più riprese. Non è facile quando, come nell'archetipo di ogni detection contemporanea, la tragedia di Edipo, cacciatore e cacciato sono la stessa persona. Dice tante cose, il film di Villeneuve, forse troppe, d'altronde fa parte di un processo di espansione, di creazione di un universo Blade Runner. E di certo non le dice sempre nel migliore dei modi: non ha l'asciuttezza dell'originale, stordisce di spiegazioni, arriva persino in ritardo sulle intuizioni dello spettatore, ma la forza interna del racconto, la materia di cui è fatto, è così potente che trascina oltre, come una corrente.


Marianna Cappi

mercoledì 11 aprile 2018

Canzoni



Accadimenti





Ieri sera partita storica della Roma,che ha ribaltato il 4-1 preso a Barcellona,con un secco 3-0 ma soprattutto con una partita tatticamente ed agonisticamente perfetta non ha lasciato scampo ai campioni del Barcellona.Ancora una volta il calcio dimostra la sua magia e la sua imprevedibilità,dove non arriva il talento e non arrivano i soldi possono arrivare il cuore,la voglia di combattere,il desiderio di non darsi mai per vinti.