martedì 31 dicembre 2013

Pensieri


Poesie






Meditazioni di mezzanotte



Esseri umani, Voi lasciate sgomenta la mia anima
Nell’ora in cui le ombre mi assediano! -
Non con i vostri splendori rilucenti
Sprofondate l’essere mio in un’agitazione senza requie,
Non in quanto aspiranti
A demoniaca sottigliezza,
Non con la meschina desolazione che vi pervade,
Non con i nefasti insegnamenti che impartite,
Non con le false prediche che dispensate,
Non con le banalità
E immoralità,
Non con la temerarietà,
Non con il sinistro e funesto condurvi;
Ma con la vostra follia
Che riveste e cela lucide malvagità,
Agendo voi come burattini
Assoggettati alla signoria del Tempo,
Ai colpi dell’avversa Fortuna;
In superstizioni
E ambizioni
Opachi alla saggezza;
Cecità, o sistema,
Condotto da assoluta insensatezza
E da assenza di ragione
Verso l’abisso dell’Assurdo
E verso l’orrido tradimento di sè.......
Dio, rivolga Egli il suo sguardo a voi,
E abbia pietà delle anime vostre!



Thomas Hardy

Canzoni


sabato 28 dicembre 2013

Fotografia






Foto di Ker Than

Scienza


Canzoni


Film








In missione a Istanbul per conto della Regina, della Patria e di M, James Bond deve recuperare un file prezioso che contiene i nomi degli agenti infiltrati del MI6. Finito nelle mani di un killer professionista, Bond lo insegue cadendo sotto i colpi del fuoco amico. Precipitato e disperso dentro una cascata, Bond viene dichiarato morto e compianto in un formale necrologio. A redigerlo è M, che lo ha sacrificato senza riuscire a recuperare il maltolto. Pubblicate su internet le identità degli agenti operativi, M è chiamata a rispondere della questione e della sua gestione davanti al governo britannico che vorrebbe le sue dimissioni. Bond, intanto, sopravvissuto alla ‘caduta’ e alla inoperosità, è richiamato a Londra e al dovere da un attentato gravissimo alla sede del MI6. L’obiettivo è M, il criminale è Silva, un ex agente ‘venduto’ e torturato che ha coltivato la vendetta e adesso chiede il conto al suo ex direttore. Figli putativi della stessa M(adre), Bond e Silva si confronteranno a colpi di pistola, fino a esplodere o a implodere il loro passato.
Dopo essere caduto dal cielo e dopo essersi rialzato dal fondo, James Bond si accomoda davanti a un quadro di William Turner, esposto con orgoglio alla National Gallery, perché quel dipinto rappresenta “La Valorosa Témériere” rimorchiata lungo il Tamigi e destinata alla demolizione. Una combattente temeraria che ha vinto la tracotanza di Napoleone e adesso scivola adagio verso il tramonto. Il suo e quello dell’epoca che l’ha vista eroica. Nella fruizione museale di Bond c’è l’essenza, il senso e il valore di Skyfall, ventitreesimo film della serie diretto da Sam Mendes, che riazzera il personaggio fino a ‘ucciderlo’, rifondando l’archetipo e avviandone biografia e serialità autoriali. Se con Martin Campbell Bond ricominciava dal doppio zero, con Mendes riparte da zero e da una mestizia, una sensazione densa di pena, affetto e responsabilità, derivata dalla vulnerabilità di M, ‘madre’ ideale e onnipotente minacciata da un figliolo tutt’altro che prodigo. Il cattivo di Javier Bardem, doppio oscuro di Bond e nemesi filiale di M, è l’ennesimo megalomane della saga che pratica il delirio gettando l’ordine tranquillo del mondo nell’angoscia. Nella testa e dietro lo sguardo di Mendes, quel mondo e quell’angoscia si fanno assolutamente personali, convertendo il conflitto internazionale in un dramma ‘familiare’. Il corpo materno di M, fonte aspra di insegnamenti e conflitti per Bond, viene sconvolto da una minaccia abnorme e traumatica che occupa abusivamente la scena di un legame storico, professionale, emotivo, affettivo. La vita di M è letteralmente nelle mani dell’agente di Fleming, la cui incolumità pone a Bond il problema delle sue radici, della sua provenienza e dell’impossibilità che possano costituire un terreno solido, sicuro e al riparo dall’imprevedibilità della vita. È a questo punto che il regista inglese introduce un discorso sulla tradizione, sugli echi, sul ‘marchio’, che mentre celebra i cinquant’anni di vita cinematografica di Bond produce una separazione irreversibile col passato, mai riducibile per Mendes a meri citazionismo e collezionismo. Per questa ragione l’Aston Martin DB5 argentata e armata di Sean Connery, infila di nuovo la strada e l’avventura, trattenendo romanticamente l’aura dei Bond che furono, simbolizzando una discendenza con l’agente di Daniel Craig, dando corpo (e motore) a una memoria collettiva. Antropomorfizzata, l’Aston Martin partecipa al destino di Bond e di M contro un villain ossigenato e incapace di guarire. Si chiudono invece le cicatrici di Bond, che lascia andare e si libera perché altrimenti sarebbe impossibile continuare. Quietati lutti, ombre e fantasmi, James Bond emerge dalla staticità iconica e dall’immodificabilità del passato, smantellando le spoglie epiche dell’oggetto perduto e reintegrando, rinnovati, Q e Miss Moneypenny. Al Silva superbamente eccentrico e decentrato di Bardem, agente di un mondo che non c’è più e da cui dipende patologicamente, non resta che la nevrosi e l’irriconoscenza del debito simbolico con M, vecchia e valorosa ammiraglia destinata alla ‘rimozione’. La trasmissione, nel Bond di Mendes, si realizza sullo scarto, sul resto di corpo, di carne, sull’oggetto museale (quadro o automobile). Perché in quel residuo c’è ancora tantissima vita da accogliere e perseverare dentro un’altra segretissima missione. Dentro al corpo, ieri pesante, oggi bolla di leggerezza, di Daniel Craig.

Fiction







La fiction fa parte del ciclo "Storie dei Santi" ed è momentaneamente, l'ultima di questo ciclo ad esser stata prodotta. Racconta le vicende di Francesco, figlio di Pietro di Bernardone, commerciante di stoffe. La storia inizia nel 1198, quando Assisi e i suoi abitanti borghesi creano scompiglio, facendo crollare la supremazia dei nobili, sempre meno ricchi e potenti. È proprio in quest'occasione che Francesco "conosce" Chiara. Dopo il ritorno dei nobili in città, che intanto eran fuggiti a Perugia, Francesco attraversa un momento di crisi: da cavaliere diventa il più povero di tutti, in quanto il Crocifisso glielo ha chiesto; diede prova di questa sua totale obbedienza al Signore spogliandosi davanti a tutti. Ben presto anche Chiara seguirà il suo esempio, ma Francesco, in un certo senso le impedirà di diventare frate, così lei si chiuderà in un convento, anche per evitare di sposare un uomo per allargare le alleanze della famiglia, ma soprattutto, perché glielo ha chiesto Lui. Francesco intanto compie il suo dovere, gli uomini che seguono il suo modello di vita sono sempre più in tutto il mondo e viene il momento in cui è costretto ad andare in Terra Santa ad annunziare il messaggio di pace di Gesù al Sultano per concedere i luoghi sacri di Betlemme, Gerusalemme e Nazareth ai cristiani. Ma i cristiani rifiuteranno questa richiesta di pace e così scoppia una nuova Crociata. Sulla strada del ritorno, Francesco ed Illuminato si fermano a Greccio dove "mettono insieme" quello che sarà il primo presepe nella storia della Chiesa cristiana, Chiara, improvvisamente si riprenderà dal terribile malore che l'ha colta poche settimane prima ed ecco che le sue consorelle sono spettatrici e testimoni di un grande miracolo. Francesco, più tardi, torna ad Assisi, dove sarà invitato, seppur con forza, a scrivere la "Regola" tanto voluta dai suoi confratelli per stabilire esattamente quale debba essere il loro modello di vita, che si attenga a quanto scritto nel Vangelo, dove riceverà il massimo segno mistico del Signore (le stimmate) e dove morirà nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1226.

Serie Tv





La quarta stagione è davvero nel pieno della fantasia creativa degli autori.Viene sviluppata la trama dei due universi,in più si inserisce il pazzo di turno che vuole distruggerli entrambi,Jones,e usa tutti gli strumenti possibili e immaginabili e quasi ci riesce,fino al colpo di scena dell'ultimo episodio di questa serie che è davvero fantastico.Credo che dopo Ai confini della realtà e X-Files questa sia la serie di fantascienza più originale e meglio riuscita degli ultimi anni.

Poesie


Canzoni


Pensieri







La nostra vita è la conseguenza dei nostri pensieri.


Marco Aurelio

Film







Questo film mi ricorda "Oltre il giradino",una bellissima pellicola di Ashby,dove un illustre sconosciuto tutto ad un tratto e per una serie di equivoci diventa,grazie alla sua semplicità e alla sua saggezza,amico intimo del Presidente degli Stati Uniti d'America.Qui c'è una vicenda analoga.Il segretario di un grande partito di sinistra,ormai spento e disamorato dalla politica,di colpo decide di riprendersi il suo tempo e svanisce nel nulla.Panico tra i suoi collaboratori,nel partito,tra l agente.Ma ecco la trovata del suo più fidato collaboratore,sostituirlo con il suo fratello gemello.Peccato che questi sia internato in un manicomio per evidenti disturbi della personalità,ma davanti alla catastrofe non si può andare tanto per il sottile.E inizia cosi la sostituzione di persona,cosa che comporta un vero cataclisma sia nell'ambito familiare del segretario,che nel partito e tra l agente perchè il fratello gemello è l'esatto contrario di suo fratello,è schietto,mordace,cita i classici,gli haiku,detesta il conformismo,dice sempre quello che pensa,è allegro,è una figura vivida che subito trasmette simpatia e questo coglie di sorpresa tutti.Intanto il segretario è fuggito in Francia dove ha ritrovato una sua vecchia fiamma,qui ritroverà oltre lei anche sè stesso,il suo tempo,e la dimensione a lui più congeniale.E' uno di quei piccoli grandi film che ti sorprendono per il dosaggio perfetto degli elementi che lo compongono,sceneggiatura eccellente,regia sobria,interpretazioni magnifiche,dialoghi sempre originali,un film che vuole esaltare la semplicità e la verità e distruggere il conformismo,le manovre di poterela retorica,le bassezze,i compromessi.Nella sua semplicità è un film raffinatissimo,molto più politico di tanti altri film strombazzati di recente,perchè arriva al cuore del problema,alle persone,e fa capire che solo da ciò che si ha dentro può partire una vera azione che riguarda la collettività.

venerdì 27 dicembre 2013

Canzoni


Poesie








T'abbraccerò
d'istanti, di tempo.
Aprirò ogni porta
con un unico intento.
Cercarti da dentro
avvolgerti davvero
e riempire di colori
ogni tuo nero.
T'abbraccerò di adesso,
di allora, di poi
disegnerò di sorrisi
l'essere noi.
E saprò aspettare
ogni onda del mare,
ogni folata di vento,
per raccontarti sempre
quello che sento.
T'abbraccerò
di notte, di giorno
sarà sempre un ritorno,
di quelli che sanno
scordare l'affanno.
Vedrò nel buio più scuro
il tuo sguardo sicuro
e percepirò ogni rumore
scivolando silenziosa
sopra il tuo cuore.

Gaëlle © 2013

Canzoni


Film








Questo film è un viaggio.Un viaggio all'interno di diversi mondi.C'è lo "zoo umano"con tutta la sua fauna,con richiami moraviani al capolavoro "Gli Indifferenti".C'è l'ambientazione,con una Roma massicciamente presente,quasi fisica,con i suoi palazzi antichi che nascondono principi decaduti,donne sole in cerca dell'avventura di una notte,appartamenti con viste spettacolari per personaggi che neanche sanno più ammirarla.C'è la storia principale di uno scrittore che non scrive più,ma osserva,osserva molto,giudica,riflette,pensa,si aggira come un fantasma nelle vite altrui.E' solo lui che più si avvicina alla ricerca di quella bellezza che campeggia nel titolo,ma il suo sguardo disincantato,obnubilato dal risucchio cimiteriale della mondanità,ormai non vede altro che disfacimento,morale,etico,umano.Tenta in tutti i modi una domanda "Cosa c'è di spirituale?",la fa ad un cardinale troppo preso dalle feste in giardino e le ricette di cucina,la fa ai compagni di feste dove regna il nulla più assoluto,la fa soprattutto a sè stesso senza riuscire mai a trovare la risposta.L'unica figura del film che risponde e che fa da contraltare all'esaltazione della ricchezza sfrontata,alla falsità assurta a verità,alla noia del vivere,allo slittamento verso le umane debolezze,è quella della "santa",che inzialmente sembra essere inserita nel film quasi con una sorta di ghigno malefico,per sbattere in faccia ai vari personaggi la loro insulsaggine.Sembra più una macchietta che una figura vera e propria,ma l'unidimensionalità cede subito il passo al vero messaggio di questa figura,e cioè che esiste speranza solo nella verità,e che la vera,unica,grande bellezza è quella interiore,da ricercare e coltivare con sacrificio,con sudore,con lacrime,annullando la parte di sè incline ai compromessi,alle facili voluttà.La Santa mangia pochissimo,dorme per terra,sale la scalinata santa in ginocchio pur essendo anziana in segno di devozione.Genera un contrasto cosi forte rispetto alle altre figure che lei è come luce davanti ad ombre oscure.La sceneggiatura è perfetta nella sua essenzialità,e cosi le inquadrature,le sequenze,la colonna sonora,le interpretazioni magnifiche come quella di Servillo,ma anche quelle dolorose ed addolorate di Verdone e della Ferilli,il volto e il corpo irriconoscibili di Serena Grandi,la nervosa solitudine di Isabella Ferrari,tutti perfettamente inseriti e calibrati nella messinscena cinematografica.Oltre due ore di film che non stancano mai,ma che invitano ad ulteriori visioni alla ricerca di altri significati sfuggiti in prima battuta e soprattutto per il godimento dello spettatore davanti ad un opera che è "grande cinema".

giovedì 26 dicembre 2013

Pensieri










« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual’è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »



San Francesco d'Assisi

venerdì 20 dicembre 2013

Pensieri







Dice un poeta: "Il guerriero della luce sceglie i propri nemici."
Egli sa di che cosa È capace, non ha bisogno di andare in giro a parlare delle proprie qualità… e dei propri pregi. Eppure, compare continuamente qualcuno che vuole dimostrare di essere migliore di lui.
Per il guerriero non esiste "migliore" o "peggiore": ognuno possiede i doni necessari per il proprio cammino individuale.
Ma certuni insistono. Provocano, offendono, fanno di tutto per irritarlo. In quel momento, il cuore gli dice: "Non accettare le offese: esse non aumenteranno la tua abilità…. Ti stancherai invano.
Un guerriero della luce non perde il proprio tempo ascoltando le provocazioni: ha un destino che deve essere compiuto.
Il guerriero della luce ha sempre ben impresso nella mente un brano di John Bunyan: "Benchè  abbia passato tutto quello che ho passato, non mi pento dei problemi che mi sono creato, perché‚ mi hanno portato fin dove desideravo arrivare. Adesso, tutto ciò che possiedo È questa spada, e la consegno a coloro che vogliono procedere nel proprio pellegrinaggio. Porto con me i segni e le cicatrici dei combattimenti: sono le testimonianze di ciò che ho vissuto, e le ricompense per quello che ho conquistato.
"Sono questi segni e queste cicatrici amate che mi apriranno le porte del Paradiso. C'È stato un periodo in cui vivevo ascoltando storie di eroismo. C'È stato un periodo in cui vivevo solo perché‚ avevo bisogno di vivere. Ma adesso vivo perché‚ sono un guerriero, e perché‚ voglio trovarmi un giorno in compagnia di Colui per cui tanto ho lottato." Nel momento in cui comincia ad avviarsi, un guerriero della luce riconosce il Cammino.
Ogni pietra, ogni curva, gli danno il benvenuto. Egli si identifica con le montagne e i corsi d'acqua, scorge parte della propria anima nelle piante, negli animali e negli uccelli della campagna.
Allora, accettando l'aiuto di Dio e dei Suoi segnali, si lascia condurre dalla propria Leggenda Personale verso le incombenze che la vita gli riserva.
Alcune sere non ha un posto dove dormire, altre soffre d'insonnia. "Questo È coerente," pensa il guerriero. "Sono io che ho deciso di procedere lungo questa strada."


Paulo Coelho

Scienza


Film







Divorziato che vive (quasi felicemente) da solo ospita un amico, ancora dolorante per la sua recente separazione, ma la convivenza si trasforma in una specie di matrimonio di cui ha gli inconvenienti più che i vantaggi. Scritto da Neil Simon che adattò un suo grande successo (1965) di Broadway, è il raro caso di una commedia che migliora passando dal palcoscenico allo schermo.Ritmo,battute a raffica intelligenti e divertenti,interpretazioni sublimi da parte di Matthau e Lemmon,regia eccellente di Saks,un film godibilissimo che a 45 anni di distanza è ancora fresco e pimpante come fosse stato girato ieri.

Canzoni


Film















Per gustare al meglio Bodyguards and Assassins occorre lasciare da parte qualunque pretesa di verosimiglianza nella vicenda del Dr. Sun Yat-sen, fondatore del Kuomintang e fautore della fine dell'Impero Cinese. Come già per Once upon a Time in China di Tsui Hark, la vicenda storica è consapevolmente stravolta e diviene quasi un plot secondario rispetto alla messinscena spettacolare di scontri di arti marziali e all'esibizione trionfante di un cast all star.
Tipica produzione targata Peter Chan, con regia affidata a Teddy Chan (Downtown Torpedoes, Twenty Something), per un blockbuster che si prende quasi metà del tempo a disposizione per introdurre la pletora di personaggi, corrispondente ad altrettante star del cinema di Hong Kong. Tony Leung Kar-fai è il rivoluzionario (rivoluzione democratica del Kuomintang, ma pare in tutto e per tutto un prototipo di intellettuale maoista), Simon Yam il suo braccio armato, Eric Tsang il capo corrotto della polizia, Donnie Yen un mercenario allo sbando, Nicholas Tse un portantino idealista, Leon Lai un improbabile maestro di spada ridotto a mendicante e Hu Jun un villain implacabile. E non è che una parte delle molteplici - troppe, in verità - caratterizzazioni di un film che decolla davvero quando viene gettata l'esca dell'arrivo in città del Dr. Sun e assassini e guardie del corpo si fronteggiano in singolar tenzone. Una mattanza in cui la parte del leone inevitabilmente la recitano i duelli che vedono protagonista Donnie Yen, forte di uno stile di kung fu a tutt'oggi impareggiabile.
La caratterizzazione dei personaggi talora si dimostra riuscita - come nel caso del tycoon interpretato da Wang Xueqi, che passa da semi-consapevole finanziatore della rivoluzione a simbolo di libertà contro l'oppressione - mentre altrove sacrifica l'approfondimento psicologico sull'altare del ritmo e delle esigenze action, prediligendo il bozzetto caricaturale. Un film che in termini di CGI profuso e di adrenalina mantiene le promesse: occorre accontentarsi di questo, senza cercare l'epica di un'opera sui livelli della succitata saga di Tsui Hark o un affresco storico credibile. In chiave di puro film di arti marziali, B&A svolge ampiamente il suo dovere.

lunedì 9 dicembre 2013

Cucina










Ricetta: Lenticchie in umido

 

Lenticchie in umido
Potete usare sia le cosiddette "lenticchie giganti", sia quelle piccole, più scure, più care, che non si scuociono, è solo una questione di gusti (io uso quelle giganti, classiche).
Mettete a mollo le lenticchie per  almeno 12 ore, comunque di solito il tempo di ammollo è indicato sulla confezione (se qualcuno dice che per evitare ciò basta aggiungere del bicarbonato, non credetegli: il risultato sarebbe atroce), quelle che non necessitano di essere messe in ammollo a me non piacciono, vedete un po' voi.

Per 4 persone con poco appetito:
250 gr. di lenticchie secche
mezzo bicchiere d'olio extra vergine d'oliva
una carota
un pezzetto di sedano
mezza cipolla
3 pomodori pelati (circa due terzi di una scatola) sgocciolati e schiacciati
facoltativo: mezzo etto di pancetta liscia (va bene anche quella pepata, ma non coppata)
una tazza di acqua calda con mezzo dado, oppure una tazza di brodo, oppure solo una tazza di acqua calda se siete vegetariani (che potrete insaporire con estratto di brodo vegetale)
Scolate e lavate bene le lenticchie dopo averle tenute in ammollo il tempo indicato sulla confezione (o almeno 12 ore)
1) preparate un soffritto con l'olio e le verdure tritate e (per chi l'ha scelto) la pancetta anch'essa tritata;
2) aggiungete le lenticchie perfettamente scolate;
3) fate insaporire rigirando per qualche minuto;
4) aggiungete i pomodori, e pepate a piacere;
5) fate ancora insaporire, rigirando, coprite la pentola con un coperchio e lasciate cuocere per circa 15 minuti rigirando di tanto in tanto;
6) aggiungete il brodo caldo (o il brodo di dado, o l'acqua calda) fino a coprire le lenticchie,. non annegatele, non devono affiorare, ma essere a pelo d'acqua;
7) abbassate la fiamma, meglio se spostate la pentola, col coperchio,  sul fornello più piccolo e continuate la cottura per 45/60 minuti, rigirando di tanto in tanto;
8) alla fine controllate se è il caso di aggiungere del sale e del pepe.

Accadimenti








Giornata stranissima ieri,per me.In mente una frase dettami "La vita è un'ossimoro".Inizia prestissimo,malgrado la stanchezza accumulata durante tutta la settimana,per andare a votare alle primarie del partito che sostengo,e di cui non sono iscritto.Con le esperienze degli anni passati sapevo già che l'affluenza sarebbe stata pazzesca,cosi sono andato al seggio della mia città appena aperto,per fortuna,e già c'era una fila sostenuta.Poi di corsa a trovare una persona che stimo immensamente per un impegno che qui non è il caso di dire,e infine a casa a preparare l'albero di Natale,mettere in un angolo i regali già comprati per poterli incartare con calma ecc.Giornata normalissima e banale.Poi stanchezza e stress si sono fatti sentire con una febbre fastidiosa e cosi sono dovuto rimanere a letto,cosa che detesto anche quando sto male,e l'unico svago la televisione,perchè non avevo voglia e concentrazione per leggere un buon libro.Partita della mia squadra,la Roma,che vince,emozione indicibile sempre.Poi cominciano una serie di trasmissioni che danno uno spaccato dell'Italia,di come è ridotto il nostro Paese.Servizi su signore che per necessità decidono di andare a lavorare per le linee telefoniche erotiche,niente di male,un lavoro come un altro,semmai è tristissimo vedere come persone appartenenti al mio sesso siano cosi idioti e tristi da ricorrere a queste linee che li spennano e basta.Solitudine,bah.Poi su una madre con figlia che per sbarcare il lunario era costretta a fare la lap dance in un paesino che non offriva nessun'altra possibilità di lavoro ad una giovane donna e mamma.Una finta selezione di lavoro dove veniva proposto di portare in Svizzera valigette dal contenuto sospetto sotto compenso,solo una persona ha rifiutato quella proposta assolutamente illegale.Insomma,non per fare il moralista,lungi da me,ma dove siamo finiti?Possibile che sia solo colpa della crisi economica?Quella influisce senz'altro,se non trovi lavoro sei costretto ad accettare quello che passa il convento,ma l'offerta di lavoro è tutta racchiusa in linee erotiche,lap dance e lavori illegali?Nessuna speranza,nessuna alternativa?Questo Paese che eccelleva nel turismo,nell'arte,nella cultura,nello spettacolo,nell'artigianato,nel commercio,nell'industria avanzata,nella moda,nell'architettura,ed ora?Solo polvere?Solo disintegrazione di un tessuto non solo economico ma etico,morale di un'intero Paese?E non vengano a dire che è solo colpa del ventennio berlusconiano,perchè chi ha la mia età sa benissimo che già prima di Berlusconi l'Italia aveva voltato pagina indirizzandosi verso Tangentopoli,le mazzette,la corruzione dilagante,gli appalti truccati,sono più di trenta anni che esiste questo trend di scadimento culturale,economico,morale,politico,uno sfacelo.Poi vedo la diretta del discorso di Renzi,io non ho votato per lui ma per Cuperlo,per diverse ragioni,ma non è un problema,Renzi è un rischio ma se non si prova non si sa mai come e cosa sarebbe stato.Parole come cambiamento,speranza,bandiere che sventolano,lavoro,crescita.Buio e luce,disperazione e speranza,oscura luce,disperata speranza,è proprio vero,la vita è un'ossimoro.

Canzoni


Serie Tv








È sempre difficile giudicare un serial con il quale nel bene o nel male siamo cresciuti, condividendo innumerevoli esperienze, emozionandoci come nessun'altra cosa. Le prime stagioni di Dexter sono state pregne di innumerevoli colpi di scena, di situazioni al cardiopalma e di un'atmosfera impossibile da trovare altrove. Un personaggio tutt'altro che eroico, con un passato oscuro e una forte propensione all'omicidio, unito a personaggi di contorno indubbiamente riusciti. Questi furono gli ingredienti del mix esplosivo che provocò l'imponente successo di Dexter, punta di diamante della produzione Showtime. Abbiamo visto il nostro scontrarsi faccia a faccia con il fratello Brian, dialogare con il suo dark passenger che perennemente assume le sembianze del suo defunto padre adottivo Harry, instaurare i primi rapporti sentimentali con la povera Rita e fare i conti con lo stile di vita da lui scelto (e con la morte della stessa moglie). Un'evoluzione degli eventi mai banale, arricchita dalle splendide interpretazioni di Michael C. Hall, Jennifer Carpenter e attori dal calibro di John Lithgow, dalle oscure e riuscite musiche di Daniel Licht e dalle location tanto solari quanto oscure. Eppure, dopo l'immenso pathos scaturito dal finale della quarta stagione, qualcosa è iniziata a non andare per il verso giusto. Le vicende hanno intrapreso un processo di banalizzazione che le ha portate ad essere scontate, ripetitive e noiose per lo stesso spettatore, che tanto ha apprezzato ed ha contribuito al successo di questo incredibile show. Fatta eccezione per Colin Hanks, gli stessi nemici che in passato rivaleggiavano con il nostro antieroe risultano assolutamente privi di carisma. Così come i comprimari, che portano avanti storie parallele assolutamente inutili ai fini dello sviluppo narrativo principale. Tutti fattori che hanno contribuito ad un notevole calo qualitativo del serial.
Con l'ultima stagione, le cose sembravano migliorare. Già dallo stesso episodio pilota, vi erano vari indizi atti ad instillare nel fan più fedele una piccola luce di speranza, capace di far dimenticare i tanti errori commessi nel passato. L'introduzione di nuovi ed interessanti personaggi, come la dottoressa Vogel, proveniente direttamente dal passato del nostro Dexter, o il dramma della povera Debra, ormai segnata dalla natura tanto corrotta e perversa del suo caro fratellino, pronta ad esplodere e a confessare tutto alla polizia di Miami. Niente di tutto questo si è rivelato utile ai fini della storia e di un suo eventuale miglioramento. Analizzando infatti ciò che non è andato per il verso giusto in questa stagione, ci si para dinanzi agli occhi un quadro decisamente complesso e difficile da digerire.
Bastava così poco.. eppure..
Dexter - Stagione 8 - recensione - Serial TV Iniziamo con il dire che tutte le buone intenzioni e tutti i nuovi potenziali elementi narrativi si sono rivelati essere "un fuoco di paglia". Nulla è realmente cambiato e, anzi, ci sono state delle scelte assolutamente insensate, che hanno favorito a rendere i personaggi poco credibili ed oltremodo banali. Lo stesso "brain surgeon", ossia il cattivone di turno, è servito esclusivamente a due scopi ben precisi, caratterizzati tra l'altro da scene di dubbia qualità. Sì, perché al di là della storia banale e di una stagione finale assolutamente anonima troviamo anche scelte registiche prettamente mediocri, che peggiorano in maniera impressionante nelle scene più drammatiche, come quelli finali.
Fattori assolutamente inspiegabili, soprattutto quando durante innumerevoli panel gli stessi membri dello staff hanno spergiurato riguardo a notevoli sorprese nonchè una particolare gioia generale per la buona riuscita di questa ultima stagione. Aspettative mal riposte che, tirando le somme, fanno sembrare i fasti delle prime stagioni più lontani che mai. Bisognerebbe coniare un nuovo termine per descrivere l'inutilità e la banalità delle sotto trame che vedono protagonisti i comprimari che tanto abbiamo amato, vicende che tra l'altro non portano assolutamente a nulla. Non è bastato neanche il ritorno della cara fidanzata-femme fatale Hannah a risollevare le sorti e, anzi, ancora una volta il tutto viene risolto in maniera assolutamente sbrigativa e poco soddisfacente. Il boccone, per chi ha seguito Dexter - Stagione 8 per tutti questi otto anni, è per forza di cose amaro e fastidioso. E, cosa ben più grave, il fan si ritrova ad osservare gli episodi con una freddezza innaturale, ritrovandosi ad andare avanti più per inerzia e per abitudine che per altro. Dispiace essere così scostanti verso un prodotto simile, ma è tale la mediocrità raggiunta da non lasciare alcuna scelta.
Lieto fine...si fa per dire.
Dexter - Stagione 8 - recensione - Serial TV E’ ovvio che i paragoni lasciano il tempo che trovano ma è innegabile, specialmente in questo periodo, porre vicini l'uno all'altro due serial che seppur in modi diversi hanno favorito a migliorare il panorama televisivo americano, vista anche la loro comune conclusione: Dexter - Stagione 8 e Breaking Bad. E l'amarezza, visto anche il picco qualitativo raggiunto dalla serie concorrente, risulta per Dexter - Stagione 8 ancora più grande. Episodi finali che lasciano tutt'altro che soddisfatti delineando, seppur in maniera velata, la voglia da parte degli autori di voler concludere a tutti i costi una vicenda forse diluita fin troppo nel corso del tempo. Nonostante le linee narrative tendano a concludersi, strano a dirsi, il desiderio che ognuno dei fan nutre dentro di sé è quello di aver voluto o una conclusione magari anticipata (questo quando il serial aveva ancora qualcosa da trasmettere) o un finale in qualche modo ben più profondo di quello reale. Non c'è redenzione, non c’è retorica, non ci sono morali, c'è solo il semplice e scontato tentativo di voler concludere nella maniera più veloce e sbrigativa possibile una serie che tanto ha fatto riflettere e tanto si è esposta al di là dei confini del giusto e sbagliato, del bene e del male. È inutile scendere in ulteriori dettagli ed offrire altre motivazioni, ormai quel che è fatto è fatto, e la nostra unica consolazione è che la parabola discendente di quello che iniziò come uno dei migliori serial del genere sia finalmente giunta al termine.
Dexter giunge al termine, lasciando dietro di sè non poche amarezze e delusioni. Poteva andare meglio, molto meglio, e il nostro serial killer preferito meritava sicuramente un trattamento migliore (almeno negli episodi conslusivi), ma quello che ci rincuora è che la vicenda, nel bene e nel male, può dirsi finalmente conclusa. Giudicandola complessivamente, possiamo reputare Dexter come una serie che ci ha comunque donato delle forte emozioni, con scene assolutamente indimenticabili. Riposa in pace, amico.
 
 
Nunzio Gaeta

Pensieri











Egli sa che la perseveranza non ha niente a che vedere con l'insistenza. Ci sono periodi in cui i combattimenti si prolungano oltre il necessario, esaurendo le forze e indebolendo l'entusiasmo.
In quei momenti, il guerriero riflette: "Una guerra che si prolunga finisce per distruggere anche il vincitore.
Allora ritira le proprie forze dal campo di battaglia, e si concede una tregua. Persevera nella volontà…, ma sa aspettare il momento migliore per un nuovo attacco.
Un guerriero torna sempre a lottare. Non lo fa mai per caparbietà…, ma perché‚ nota il cambiamento nel tempo. Un guerriero della luce sa che alcuni momenti Si ripetono.
Spesso si ritrova davanti a problemi e situazioni che ha già affrontato. Allora si sente depresso, e pensa di essere incapace di progredire nella vita, giacché‚ i momenti difficili si sono ripresentati.
"Questo l'ho già passato," si lamenta con il suo cuore.
"E'vero, l'hai vissuto," risponde il cuore. "Ma non l'hai mai superato."
Il guerriero allora comprende che il ripetersi delle esperienze ha un'unica finalità…: insegnargli quello che non vuole apprendere.
Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori del comune.
Può• ballare per la strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare di amore al primo incontro, difendere un'idea che può• sembrare ridicola. I guerrieri della luce si permettono simili cose.
Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che È giunto il momento, lascia tutto e parte per l'avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate.
Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui. I guerrieri della luce hanno sempre un bagliore nello sguardo.
Essi vivono nel mondo, fanno parte della vita di altri uomini, e hanno iniziato il loro viaggio senza bisaccia e senza sandali. In molte occasioni sono codardi. Non sempre agiscono correttamente.
Soffrono per cose inutili, assumono atteggiamenti meschini, e a volte si ritengono incapaci di crescere. Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.
Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato.
Per questo sono guerrieri della luce. Perché‚ sbagliano. Perché‚ si interrogano. Perché‚ cercano una ragione: e certamente la troveranno.
Il guerriero della luce non teme di sembrare folle.
Quando È solo, parla a voce alta con sè stesso. Gli hanno insegnato che questo È il miglior modo di comunicare con gli angeli, e lui tenta il contatto.
All'inizio, nota quanto sia difficile. Pensa di non avere niente da dire, e che continuerà a ripetere sciocchezze prive di senso. Il guerriero, comunque, insiste. Ogni giorno parla al proprio cuore. Dice cose su cui non È d'accordo, racconta stupidaggini.
Un giorno avverte il mutamento nella propria voce. E capisce che sta penetrando una sapienza maggiore.
Il guerriero sembra folle, ma si tratta di un mascheramento.



Paulo Coelho

Film






La curiosità a volte gioca brutti scherzi,o meglio,regala delusioni parziali.E' il caso di questa pellicola,messa su,scritta,girata,fotografata,montata,insonorizzata,recitata,sicuramente con amore da tutto il cast,e questo un po' si percepisce,non è il solito prodotto raffazzonato italiano,messo su solo per sfruttare il tema del momento o l'attore famoso.E questo già lo differenzia da una bella fetta dell'attuale cinema italiano.Il tema è molto di attualità,l'eutanasia,ma qui viene trattato freddamente,analiticamente,senza emozione,senza partecipazione,volutamente,proprio per evitare cadute melense di script.Il problema è proprio lo script,secondo me,la Marciano è una eccellente sceneggiatrice,però qui non ha saputo dare quell'impronta decisiva che subito permea un film.Non basta purtroppo mettere pochi dialoghi,usare la tecnica di un ritmo iper rallentato,usare i primi piani,dilatare tempo e spazio,per produrre un film d'autore.Ci vuole il talento registico,ci vuole un ottimo ed originale script,ci vogliono attori capaci,e ci vuole quell'atmosfera che solo i grandi film sanno creare,ed i grandi registi.Vedendo alcune sequenze di questo film mi è venuto in mente uno degli ultimi film di Antonioni,il bellissimo "Identificazione di una donna",anche li c'era una giovane donna,anche li c'erano i paesaggi urbani con il loro squallore,anche li c'era il contrasto tra gli interni "dei ricchi"iper raffinati e quelli dei "borgatari",inteso in senso pasoliniano,spogli,disadorni,trasandati.Ecco mi sono immaginato per un po' cosa ne avrebbe fatto il maestro Antonioni di un film cosi,lui si che sapeva far precipitare lo spettatore dall'incomunicabilità più atroce alla poesia più pura,solo attraverso la forza delle sue immagini.Qui siamo ad una esordiente,con tanta esperienza ma come attrice come la Golino,che è sicuramente brava,ma il film pecca soprattutto di vuoti di scrittura che lo rendono incompiuto allo spettatore.E neanche la bravura della Trinca e di Cecchi possono sopperire a sequenze contraddittorie,ad azioni della protagonista estraniate ed estranianti,a psicologie dei personaggi che sono solo abbozzati e mai resi più corposi.Il travaglio di Miele,da angelo della morte che aiuta chi decide di farla finita,a donna libera dalla responsabilità della scelta di morire da parte degli altri,grazie all'Ingegner Grimaldi, che è l'unico che lucidamente e non costretto da malattie terminali,vuole l'abbraccio definitivo con la dama nera,è troppo poco incisivo.Cosi come le storielle di sesso che non la coinvolgono,cosi come gli incontri,tutto sembra scivolare sulla pelle di Miele e alla fine finisce per scivolare via anche agli occhi dello spettatore che non riesce ad immedesimarsi mai,nè nel bene nè nel male,con la protagonista.Peccato perchè ne poteva venir fuori un ottimo film.

Canzoni


mercoledì 4 dicembre 2013

Pensieri






Un guerriero della luce non conta solo sulle proprie forze. Usa anche l'energia dell'avversario.
Quando inizia il combattimento, tutto ciò che possiede È l'entusiasmo, e i colpi che ha appreso durante l'addestramento. A mano a mano che procede nella lotta, scopre che l'entusiasmo e l'addestramento non sono sufficienti per vincere: È necessaria l'esperienza.
Allora egli apre il suo cuore all'universo, e chiede a Dio di ispirarlo, affinché‚ ogni colpo del nemico diventi una lezione di difesa per lui.
I compagni commentano: "Com'È superstizioso. Ha Interrotto la lotta per pregare, e rispetta i trucchi dell'avversario."
A queste provocazioni il guerriero non risponde. Sa che, senza Ispirazione ed esperienza, non c'È addestramento che dia risultato. Un guerriero della luce non imbroglia mai, ma sa distrarre il suo avversario.
Per quanto ansioso sia, sfrutta ogni risorsa strategica per raggiungere l'obiettivo. Quando si accorge di essere allo stremo delle forze, induce il nemico a pensare che stia temporeggiando. Quando sceglie di attaccare da destra, muove le sue truppe verso sinistra. Se Intende Iniziare la lotta immediatamente, finge di avere sonno e si prepara per dormire.
Gli amici commentano: "Vedete, ha perduto l'entusiasmo." Ma lui non dà importanza ai giudizi, perché‚ gli amici non conoscono le sue tattiche di combattimento.
Un guerriero della luce sa ciò che vuole. E non ha bisogno di spiegare nulla.
Dice un saggio cinese sulle strategie del guerriero della luce: Fai credere al tuo nemico che non otterrà grandi ricompense se deciderà di attaccarti. Così farai diminuire il suo entusiasmo.
"Non ti vergognare di ritirarti provvisoriamente dal combattimento, se capisci che il nemico È più forte. L'importante non È la singola battaglia, ma la conclusione della guerra.
Se sarai abbastanza forte, non dovrai  neppure vergognarti di fingerti debole. Questo fa perdere al tuo nemico la prudenza, e lo spinge ad attaccare anzitempo.
"In una guerra, la capacità di sorprendere l'avversario È La chiave della vittoria." E'curioso," commenta il guerriero della luce fra sè e sè. "Incontro tanta gente che, alla prima occasione, tenta di mostrare il lato peggiore di sè. Cela la forza interiore con l'aggressività…; dissimula la paura della solitudine con un'aria di indipendenza. Non crede nelle proprie capacità, ma vive proclamando ai quattro venti i propri pregi."
Il guerriero della luce legge questi messaggi in tanti uomini e tante donne che conosce. Non si lascia mai ingannare dalle apparenze, e fa di tutto per rimanere In silenzio quando tentano di impressionarlo. Ma coglie l'occasione per correggere le proprie mancanze, giacché‚ gli uomini sono sempre un ottimo specchio.
Un guerriero approfitta di qualsiasi opportunità… per imparare.
Talvolta il guerriero della luce lotta con chi ama.
L'uomo che tutela i propri amici non È mai vittima delle tempeste dell'esistenza; ha le forze per superare le difficoltà… e andare avanti.
Eppure, tante volte, si sente sfidato da coloro ai quali cerca di insegnare l'arte della spada. I suoi discepoli lo provocano a un combattimento.
E il guerriero mostra le sue capacità…: con pochi colpi fa rotolare a terra le lance degli allievi, e l'armonia ritorna nel luogo in cui si riuniscono.
"Perché‚ farlo, se sei tanto superiore?" domanda un viaggiatore.
"Perché‚ quando mi sfidano, in realtà… vogliono parlare con me, e in questo modo io mantengo vivo il dialogo," risponde il guerriero. Prima di affrontare un combattimento importante, un guerriero della luce si domanda: "Fino a che punto ho sviluppato la mia abilità…?"
Egli sa che le battaglie che ha ingaggiato nel passato gli hanno sempre insegnato qualcosa. Eppure, molti di questi insegnamenti hanno fatto soffrire il guerriero più del necessario. Più di una volta ha perduto il proprio tempo, battendosi per una menzogna. E ha sofferto per uomini che non erano all'altezza del suo amore.
I vincenti non ripetono lo stesso errore. Perciò il guerriero rischia il proprio cuore solo per qualcosa di cui valga la pena.
Un guerriero della luce crede nel principale insegnamento dell'I Ching; "La perseveranza È favorevole."

Poesie







Lascia.
Fluire. Infiltrare. 
Lascia cullare.
Lascia che il rumore delle parole si scordi,
scivolando sul tempo, 
su suoi impercettibili accordi.
Eco potente, dispersa nel niente.
Lascia che la terra conservi
le impronte dei cuori.
Il loro vagare di delicati sapori.
Miscela di essenze catturate, capite.
E con forza rapite.
Lascia. E quindi lasciami.
Dove è sereno l'odore.
Dove è avvolgente il calore.
Lascia che io sia felice
dove la vita mi porta,
senza comprendere.
Non importa.
Ascolta solo il mio sentire,
il mio deciso afferrare.
E' lì che il mio sogno ha trovato
il suo dove stare.

Gaëlle © 2013

Canzoni


sabato 30 novembre 2013

Pensieri


Canzoni


Poesie


Comicità






Per Ico.....

Haiku







Languore d'inverno:
nel mondo di un solo colore
il suono del vento.



Matsuo Basho

Fotografia







Pesce Pagliaccio nella sua anemone, Bradford Seamount,  Kimbe Bay, Papua Nuova Guinea.
Fotografia di David Doubilet

Canzoni


Scienza


Televisione







I commenti sono impietosi: “Ha la faccia come il c…”; “E’ uno schifo…”; “Razza porcella sarebbe più consono”. Basta l’annuncio del ritorno di Piero Marrazzo in tv per scatenare la cagnara del web. Anche il titolo diventa un facile pretesto di polemica, perché pone l’accento sull’umanità, e chissà – si sospetta – che in maniera subliminale non se ne voglia evocare la debolezza. La troppo umana debolezza. Il sostantivo “razza” potrebbe perfino sembrare un errore, perché nelle classificazioni biologiche quella dell’uomo non è propriamente una “razza” ma una specie: l’“homo sapiens”. Tuttavia è chiaro che si allude ad Einstein: “Appartengo all’unica razza che conosco: quella umana”.
Ed è solo l’antefatto: l’eco che in questo caso precede e non segue l’evento, una risonanza emotiva anticipata, considerata la natura del “caso Marrazzo”, col giornalista, divenuto governatore del Lazio, travolto da una vicenda privata – che le sue prime dichiarazioni pubbliche smentivano – condita da trans, droga, ricatti e morti sospette, da cui personalmente è stato scagionato, ma dai contorni giudiziari ancora oscuri. Un programma televisivo, tuttavia, va giudicato per quello che è. E Razza umana, con cui Marrazzo torna a condurre in tv a distanza di molti anni, è tra le cose migliori partorite dalla disastrata Rai2 (mercoledì, 23.30), di recente. Testi, temi, scene, grafica, conduzione: tutto funziona, sebbene lo share sia sordo e dopo l’esordio sul 5%, registri nella seconda un modesto 3.75%.
L’impianto narrativo è monografico, con un’articolazione a raggiera, simile a una mappa concettuale. Mercoledì si è raccontato il mondo visto con gli occhi della paura. In apertura, le parole ispirate dello scrittore napoletano Raffaele La Capria sul gigante Vesuvio, accidioso e insonne, che potrebbe eruttare la propria rabbia in qualsiasi momento, generando una potenza distruttiva maggiore di una bomba nucleare. Ecco poi un filmato delle paure di padri e madri troppo apprensivi (in qualche caso giustamente tali) che tappezzano la propria casa di videocamere, per controllare le tate dei loro figli, anche senza informarle. Non è legale, ma in Francia è servito a smascherare una baby-sitter che malmenava un bambino di due anni: lo schiaffeggiava, gli legava mani e polsi, minacciava di buttarlo dalla finestra.
Lei stessa, dopo aver scontato il carcere, ha confessato di non sapere perché lo facesse e che, qualora non fosse stata fermata, sarebbe potuta andare oltre. Quindi un video di una scuola a sud del Texas. Un’operazione di polizia, a sorpresa. Coi ragazzi del Liceo fatti allontanare dalle aule e allineati nei corridoi, e un metal detector simile a quello degli aeroporti che li scansiona da capo a piedi. Mentre gli agenti frugano negli effetti personali, giustificandosi: “Nulla di illecito, è tutto autorizzato”, per verificare che non ci siano armi o sostanze stupefacenti. In studio, in alternanza coi video, Marrazzo interroga degli ospiti. Tra questi, Paola Cortellessa, un’insegnante del quartiere napoletano di Scampia, cui il conduttore chiede un commento su quanto appena visto: “Che cosa troverebbe la polizia negli zaini dei suoi ragazzi?” La risposta: “Quaderni, matite e poco altro. Non libri, perché costano troppo”.



Il fatto quotidiano

Fiction






Adriano Olivetti la forza di un sogno





Olivetti è stato una figura straordinaria nella storia del nostro Paese.Imprenditore pieno di talento e creatività,visionario nella concezione più positiva del termine,anticipatore di costumi,usi,modi di vivere,costruttore di modelli di società basati sulla solidarietà e sul reciproco aiuto,tutto quello che toccava lo rendeva produttivo e positivo e non solo per sè ma anche per tutte le persone che aveva intorno.Aveva capito,già negli anni 50,che non può esistere uno sviluppo vero di un'impresa senza che ci sia intorno uno sviluppo reale anche della società,intesa come benessere e qualità della vita delle persone che ci vivono.Qualcosa di rivoluzionario ancora oggi figuriamoci negli anni del dopoguerra con un Paese totalmente distrutto e a pezzi moralmente ed economicamente.Difficile quindi portare sul piccolo schermo una figura cosi complessa ed audace.Questa fiction c'è in parte riuscita,è riuscita a descrivere abbastanza bene il "quadro"dove si svolse la vicenda e anche certi avvenimenti che la carratterizzarono.Purtroppo però ci sono degli evidenti buchi di sceneggiatura,i dialoghi sono spesso banali,i personaggi poco incisivi e poco scavati nella loro vera realtà e nelle loro vere motivazioni,si scivola spesso nel già visto e nel voler commuovere a tutti i costi lo spettatore.Errori che sono molto frequenti nell eproduzioni italiane.Diciamo però che questa,forse grazie anche alla forza reale del protagonista e all'ottima interpretazione che ne ha saputo dare Zingaretti,si eleva un po' dalla media,rendendo il tutto un prodotto ben confezionato e godibile,e le due parti di un'ora e quaranta l'una scorrono via abbastanza facilmente senza grosse pause.

Accadimenti








Auguri di Buon Compleanno da tutti noi a Daniele........

Canzoni






Per Luca.....

Comicità


Pensieri










Un guerriero della luce non dimentica mai la gratitudine.
Durante la lotta È stato aiutato dagli angeli. Le forze celestiali hanno messo ogni cosa al proprio posto, permettendo a lui di dare il meglio di sè.
I compagni commentano: "Com'È fortunato!" E talvolta il guerriero ottiene assai più di quanto le sue capacità consentano.
Perciò•, quando il sole tramonta, si inginocchia e ringrazia il Manto Protettore che lo circonda.
La sua gratitudine, però, non È limitata al mondo spirituale: egli non dimentica mai gli amici, perché‚ il loro sangue si è mescolato con il suo sul campo di battaglia.
Un guerriero non ha bisogno che qualcuno gli rammenti l'aiuto degli altri: se ne ricorda da solo, e divide con loro la ricompensa. Tutte le strade del mondo conducono al cuore del guerriero: egli s'immerge senza esitazioni nel fiume di passioni che scorre sempre attraverso la vita.
Il guerriero sa che È libero di scegliere ciò che desidera: le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia.
Accetta le proprie passioni, e le vive intensamente. Sa che non È necessario rinunciare all'entusiasmo delle conquiste: esse fanno parte della vita, e ne gioisce con tutti coloro che ne partecipano.
Ma non perde mai di vista le cose durature, e i solidi legami creati attraverso il tempo.
Un guerriero sa distinguere ciò che È transitorio da quello che È definitivo.

Libri










Il parlamento ha votato una legge ad hoc per impedirgli di concorrere alla Procura nazionale antimafia. La politica e l'informazione hanno cancellato la verità sul processo Andreotti e sui rapporti del senatore con Cosa nostra, pienamente accertati dalla sentenza di Cassazione. Gian Carlo Caselli, magistrato torinese ed ex Procuratore capo di Palermo, ripercorre con lucida indignazione le vicende di cui è stato protagonista negli ultimi anni. Ai feroci attacchi subìti per aver toccato il nodo dei rapporti tra mafia e politica, Caselli risponde facendo parlare gli atti processuali. E intanto si racconta, riflette sul mestiere di giudice e sul valore dell'indipendenza, seriamente minacciata dalla recente riforma dell'ordinamento giudiziario.

venerdì 29 novembre 2013

Pensieri


Scienza


Libri











Questo è un libro intriso di magia come pochi altri che mai mi sia capitato di leggere.E ne ho letti a vagonate.La magia che intendo io non è quella un po' baracconesca dell'illusionista di turno,ma è quella che scaturisce dall'emozione,dal saper diffondere nell'altro,in questo caso nel lettore,quella sorta di profonda armonia che induce alla riflessione di sè.Non ad una riflessione sterile e narcisistica,ma ad una che riguarda il nostro Io più vero,che riguarda il nostro cammino fino ad ora e quello che vogliamo effettuare ancora,e soprattutto a come vogliamo affrontarlo.Sono poche pagine ma di una tale intensità che a volte hai l'impressione che il libro ne contenga 700 tanto ogni riga comporti una nuvola ariosa di pensieri nel lettore.Va gustato lentissimamente e riletto più volte proprio per non lasciarsi sfuggire neanche un'oncia delle sue verità,che io ho trovate vicine totalmente al mio modo di essere e di sentire.Per questo ho parlato all'inizio di armonia,perchè in me ha saputo ridestare quel senso di appagamento e coinvolgimento totale in un libro,che non mi accadeva più da tanto,merito non solo della scrittura fluida e lucente come una spada di Coelho,ma soprattutto della potenza delle parole,che sanno scuoterti fin nel profondo.Consigliatissimo a chi ama approfondire certe tematiche e a chi conosce l'arte e la disciplina dell'autoanalisi,sconsigliatissimo ai cinici,agli indifferenti,agli edonisti,e a chi pensa già di sapere tutto di sè e degli altri.

Canzoni


Film








Tarantino, essendo un grande regista, suscita sempre o amori profondi od odi distruttivi,perchè non lascia mai indifferenti,perchè il suo cinema sovraccarico di citazioni e ridondante è spesso violento,perchè la sua "tecnica"cinematografica può far storcere il naso ai puristi o ai profani lobotomizzati dalla mediocrità delle fiction televisive(specie quelle italiane).Io neanche a dirlo appartengo alla prima schiera,a quella cioè dei suoi fan stracovinti del suo enorme talento,non solo come regista,ma anche come sceneggiatore e come direttore di attori.E questo film,come anche il precedente Bastardi senza gloria,conferma la mia idea.Il suo attraversamento dei "generi"del cinema,dal pulp,al cinema di guerra per arrivare a questo,il western,è un viaggio che lui fa sempre con umiltà,con profondo amore verso questi generi e i suoi maestri che li hanno saputi esaltare,lui vede migliaia di pellicole,le studia,le abbraccia,si sente quasi il suo amore anche fisico verso questi chilometri di pellicola,e cosi riesce a trasferire l'amore che un qualsiasi appassionato di cinema ha per questa forma meravigliosa di arte,nelle sue "visioni",perchè i suoi film non sono solo omaggi ai grandi maestri del passato,ma soprattutto visioni di genere.Non hanno mai una sceneggiatura lineare,codificata,Tarantino è capace di stravolgere la storia e mettere in un cinema tutti i gerarchi nazisti ,Hitler compreso, e far vedere come sarebbe stato possibile un attentato,in questo identifico le sue visioni:Rende tramite il cinema tutto possibile,anche ciò che non è mai avvenuto e non sarebbe mai potuto succedere.cosi anche in Django Unchained è trattato un tema modernissimo come il razzismo,e lui lo fa con il totale disprezzo per tutti coloro che nel passato, nella storia del suo Paese,hanno usato l'alibi della superiorità della razza per umiliare,uccidere,usare,le persone a loro piacimento,specie negli Stati del sud degli Usa.Cosi crea una storia affascinante e provocatoria,un dentista tedesco che fa il cacciatore di taglie e libera uno schiavo di colore addestrandolo e facendolo diventare suo socio,in disprezzo al suo tempo e a quello che gli altri potevano pensare di tutto ciò.E' cosi manifesto il disprezzo e il disgusto del regista verso quei ricchi del sud da aver creato un personaggio straordinario, magnificamente interpretato da Leonardo Di Caprio,un uomo spietato,crudele,immorale,senza scrupoli,dedito solo al soddisfacimento dei suoi piaceri e al suo arricchimento,creando intorno a sè un mondo fatto di marionette ai suoi ordini(che straordinario nesso con l'attualità italiana!).Non c'è una sequenza inutile,tutto è perfetto come un orologio svizzero,e malgrado le due ore si resta incollati allo schermo ipnotizzati,catturati dai dialoghi sempre convincenti,dalle atmosfere,dalle situazioni,dai colpi di scena,che lui sa creare in modo splendido.E che dire della colonna sonora?Meravigliosa?Troppo poco,nei suoi film non è mai un elemento di riempimento ma è parte delle sequenze,che acquistano cosi una tridimensionalità stupefacente,Sergio Leone docet.Sublime Christoph Waltz nel ruolo del dentista e straordinario Jamie Foxx,ma certo un cattivo disgustoso come quello dipinto da Di Caprio erano anni che non si vedeva al cinema.Imperdibile per chiunque ami il cinema vero,l'emozione pura senza sconti o trucchi.

sabato 23 novembre 2013

Film









Ron Howard ha ormai una lunga filmografia e ci ha abituati all'alternarsi di bellissimi film con film decisamente mediocri.Con questa sua ultima fatica riesce a riscattare i suoi mediocri ultimi lavori regalandoci un film avvincente,pieno di suspence,di colpi di scena,di adrenalina,di attimi di vero cinema,di cinema "umano",senza trucchi od effetti speciali,ma solo una macchina da presa che riprende la vita di due uomini qualunque,accomunati dalla passione delle corse.Sono due ragazzi quando James Hunt e Niki Lauda si incontrano e scontrano per la prima volta in formula 3000,che è il preludio della formula 1.Subito si restano antipatici,troppi diversi i loro caratteri,troppo diverso il loro modo di guidare,in comune hanno solo due cose:l'enorme talento e la smisurata ambizione.Entrambi riusciranno a fare il salto nel grande circus,e in scuderia prestigiose come la Ferrari e la Maclaren e daranno vita a battaglie ormai nella storia dell'automobilismo mondiale.ma l aparte più interessante del film è quella appunto psicologica,quella che ci delinea i caratteri di questi due uomini,un Lauda che uscito fuori da un incidente quasi mortale in germania dopo appena 42 giorni di ospedale e completamente sfigurato si rimette nell'abitacolo per non lasciare il mondiale nelle mani di Hunt.quest'ultimo perso tra fiumi di alcool,droghe,donne a valanga,un matrimonio fallito,una vita vissuta come sulla pista,a 300 all'ora.Sono queste due visioni della vita e di conseguenza delle corse a fare la differenza fondamentale tra i due,e il finale del film lo indica perfettamente,uno intende la vita come vissuta fino all'ultimo secondo senza risparmiarsi mai,l'altro vivendola con pazienza e progettando sempre passo dopo passo,l'uno appassionato e vitale,l'altro freddo e calcolatore,ma con la stessa sostanza dei veri uomini,vale a dire il rispetto per le ragioni dell'altro e la stima reciproca.Forse ognuno di loro vedeva nell'altro ciò che non avrebbe mai potuto essere,uno specchio deformato di sè stesso,e per questa ragione respingeva quell'immagine,ma una volta adulti e maturi ed accettata anche quell'altra "visione"della vita,ecco che prevale il riconoscimento,sia come uomini che come piloti,ed è sicuramente la parte migliore di questo film a mio avviso molto bello e recitato ottimamente da tutti gli attori.

Libri






Picozzi in questo volume agile ma pieno di informazioni interessanti per chi è appassionato di criminologia,scandaglia il mondo oscuro della provincia lombarda,che in apparenza sembra quieta ed opulenta,ma che in realtà nasconde gelosie,rabbie,desideri di vendetta,follie,difficili da controllare.E in effetti lo spaccato che esce fuori da questa Lombardia in nero è davvero inquietante.la parte più interessante per me,è quella che sfata diversi luoghi comuni in campo criminologico,come per esempio che non sono mai esistiite in Italia serial killer donne,notizia infondata perchè ne sono esistite ben tre,oppure che una certa ferocia o l'uso di certe armi non si addica alle donne,anche qui smentita clamorosa con la citazione di certi casi di delitti che per crudeltà e ferocia non hanno niente da invidiare ai serial killer uomini.La traccia basilare è quella del Crime Classification Manual,testo sacro dell'FBI per chiunque si occupi per professione o per interesse di criminologia e appunto viene usato spesso in questo volume il "profiling"dell'omicida proprio in base alla codificazione di quel manuale,anche se magari si tratta di delitti di 50 anni fa.

Canzoni

Pensieri


Film







Sono sempre stato molto scettico riguardo i film di comici televisivi,perchè per la maggior parte sono film deludenti,la televisione ha altri tempi e ritmi rispetto al cinema,e mentre alla tivù si può anche avere cadute nei testi al cinema questo è un errore grave che fa scappare gli spettatori.pertanto mi sono avvicinato a questa pellicola con molta circospezione immaginando i soliti sketches televisivi allungati un po' a mò di brodino insipido tanto per incassare un bel po' di milioni di euro.Invece il film è molto divertente,cucito alla perfezione su Zalone,con gag molto riuscite,e fa scorrere via veloce quell'oretta e mezza senza cali di ritmo,cosa assolutamente pregevole appunto in un film comico.Certo è leggerino,ha parti che potevano essere sviluppate meglio,ma visti i tempi e quello che ci viene spacciato per "comico" al cinema ultimamente direi che Zalone è come una Rolls Royce rispetto a tante 500 (penso per esempio a "I soliti idioti").Molto bravi tutti gli attori,soprattutto il figlio nel film di Zalone,ed esilaranti come è nel suo stile le canzoncine che fanno da contrappunto in certe parti del film e che non stonano affatto anzi lo rendono più godibile e demenziale e meno "ingessato".

Libri








Mai titolo fu più fuorviante rispetto al testo,evidentemente è stato scelto per ovvie ragioni commerciali,ma non ha nessuna attinenza con quanto contiene.Io l'avrei intitolato "Diario della crescita di una donna",titolo molto più attinente perchè descrive in effetti le diverse fasi di vita di una donna giovane,ma non troppo.Diciamo che tre sono le fasi del libro e della vita della protagonista,Val.
La prima parte è quella dove lei dichiara esplicitamente la sua incapacità a comunicare con gli altri e a stabilire rapporti "normali",per cui usa la sola arma che conosce e che le è a portata di mano facilmente,vale a dire la seduzione.Seduce in continuazione sconosciuti per poter affermare il suo ego,per sentirsi "riconosciuta"dagli altri,e per trovare negli altri qualcosa,qualche minima traccia di umanità che le riscaldi se non il cuore,almeno il corpo. La seconda fase è quella dove crollano tutte le sue certezze.Perde la sicurezza di un buon posto di lavoro,è costretta per problemi economici a trasferirsi in un appartamento più piccolo,deve rinunciare al tipo di vita al quale era abituata,e si chiude sempre più in sè stessa,vittima di una depressione evidente.In questa fase incontra quello che pensava essere per lei la salvezza,vale a dire un uomo affascinante,benestante,che la riempie di regali ed attenzioni e col quale dopo un breve periodo decide di andare a convivere.Neanche a dirlo l'uomo si trasforma ben presto in un oggetto misterioso,incontrollabile,evanescente,sempre assente con scuse via via più infantili,e soprattutto una persona che finisce con l'essere distruttiva nei suoi confronti.Proprio quando Val si era lasciata alle spalle il periodo buio del lasciarsi andare per approdare in una storia d'amore seria, ecco che le viene il colpo al cuore dell'essere maltrattata,tradita,derubata,da un uomo bipolare, che ha una vita parallela e che usa le donne solo per farsi mantenere e per avere una parvenza di "normalità"nella sua vita allucinata.La terza fase è quella diciamo cosi "della perdizione"dove Val decide per enormi problemi economici,di andare a lavorare per una casa chiusa,qui incontra umanità varia e riesce ad incontrare un uomo gentile che sa anche essere dolce e di cui si innamora perdutamente e che segue dovunque,l'uomo che le farà capire definitivamente che tutta quella ricerca di sè attraverso varie esperienze era tutta volta alla ricerca dell'amore,di qualcuno che la amasse e l'accettasse per come è,ricerca che riguarda ogni individuo sia uomo che donna,e che per alcuni è un percorso liscio e felice,per altri invece una strada più tortuosa di un rally.

Canzoni

giovedì 14 novembre 2013

Pensieri


Psicologia








La capacità d'amare



Nella vita le assicurazioni possono aiutarci a metterci al riparo da eventi catastrofici; analogamente, la capacità d'amare ci mette al riparo dalla perdita di un nostro oggetto d'amore.
Infatti, come abbiamo visto parlando degli oggetti d'amore, amare può non essere sufficiente per mantenere la felicità. L'oggetto d'amore può svanire o peggio si può vivere nella continua apprensione di perderlo. Il proprio equilibrio e la propria felicità sono instabili come un chicco d'uva su un'arancia: basta un piccolo movimento e il chicco rotola giù.
La rivoluzione del terzo millennio non è quindi l'amore, ma la capacità d'amare.

Chi è veramente "capace di amare" scopre che è capace d'amare tante cose, è una persona positiva che apprezza ciò che gli sta intorno.
La capacità d'amare è la capacità di trovare oggetti d'amore: questa è la nostra assicurazione sulla felicità.

La capacità d'amare è l'attitudine a penetrare nelle cose fino a comprenderle totalmente, a fondersi con esse e a rimanervi fedeli finché queste non cambiano, senza esserne schiavi. In altri termini,
la capacità d'amare consente di amare in modo compatibile con la felicità.

Con la capacità d'amare non si è limitati a vivere solo una parte delle cose belle del mondo, ma si è in grado di apprezzare in ogni cosa, in ogni persona, gli aspetti positivi. Confrontiamo due persone che amano: una ama un solo oggetto, ma è tutto sommato una persona abulica, fragile, insicura (l'amore, quindi, non è che poi la faccia vivere così bene!), l'altra ha mille interessi, è attiva, dinamica, sicura di sé. Qual è la differenza? La prima ama, ma non sa amare (la sua capacità d'amare è cioè molto bassa), la seconda ha una grande capacità d'amare e la usa per conquistare il mondo!
Solo la capacità d'amare illumina i buchi neri.

In un qualunque momento buio di natura psicologica della vostra esistenza, ricordatevi che solo la capacità d'amare vi può salvare. Se avete perso una persona cara, non disperatevi all'infinito, non date una svolta negativa alla vostra vita, abbandonando tutto, dandovi all'alcol o peggio. Riflettete: se eravate schiavi dell'oggetto del vostro amore, non era vero amore perché in quello vero c'è solo libertà; probabilmente la vostra capacità d'amare si era affievolita e impigrita a tal punto da rendervi inadatti a vivere senza l'oggetto d'amore. Ai sentimentali questa condizione potrà sembrare positiva, ma in genere è l'inizio di molte esistenze che finiscono male. La famosa frase: "Il tempo guarisce qualunque ferita" non è altro che la constatazione che in molte persone (per sfortuna non in tutte) la capacità d'amare sopita ritorna a galla. Se però conoscete già la cura perché non applicarla subito? Perché non applicare la capacità che avevate di amare ciò che avete perso a quello che vi sta intorno? Se non trovate nulla di significativo, cercate, cercate e cercate ancora, chiedendovi perché le persone positive trovano mille interessi e voi siete fermi soltanto ai ricordi.
Per coltivare la propria capacità d'amare esiste una condizione necessaria: l'osservazione. Se non si riesce a scoprire cosa c'è di buono nel mondo, non si riesce a crearsi oggetti d'amore. Qualunque sia il fattore che ci abbia portato in contatto con il nostro potenziale oggetto d'amore, se non sappiamo osservare, non sappiamo vederne la bellezza.
Ovviamente l'osservazione non è condizione sufficiente: possiamo osservare cose nelle quali poi scopriamo poche affinità con il nostro sentire, ma, senza osservazione, non riusciremo a trovare interessi. Vediamo quindi cosa si intende per osservazione.
L'osservazione

Cambia i tuoi occhi, cambierai il tuo cuore!

Come dice la massima sopra riportata, la capacità di osservare correttamente il mondo è un requisito fondamentale per amarlo in tutte le sue mille sfaccettature.
L'esercizio fondamentale - Esercitatevi a vedere la parte positiva in tutto ciò che avete attorno. In ogni cosa, quasi ossessivamente.
Occorre subito fare presente che l'osservazione del positivo non significa la fruizione dello stesso (che è compito di un'elaborazione successiva con altri fattori della nostra vita): per ora accontentatevi di scorgere il positivo, poi imparerete a servirvene.
La vostra giornata deve trascorrere in una dimensione di valutazione, scoprendo ciò che è positivo non per voi (se non riuscite a goderne sarete portati a non considerarlo tale), ma per il senso comune, per gli altri. In ogni situazione chiedetevi cosa gli altri scorgerebbero di positivo. La maturità in questa fase l'avrete raggiunta quando in ogni momento della giornata trovate qualcosa di buono: solo allora potrete passare alla fase successiva.
Immaginate di trovarvi in ospedale per un normale prelievo del sangue. Cosa trovate di positivo? Nulla? E allora ancora non ci siamo. Alcune possibilità:
a) fuori c'è un tempaccio, mentre in ospedale di solito c'è un bel calduccio (per i malati, ma anche i visitatori e gli esterni ne fruiscono);
b) hanno messo la macchina automatica per il caffè, il tè, le brioche, ci sono persino i tramezzini; dopo il prelievo ne approfitterò;
c) oggi c'è un po' di coda; ne approfitto per leggere qualcosa;
d) sulla parete c'è un manifesto che spiega chiaramente che cos'è il diabete: oggi ho imparato qualcosa;
e) ho il solito terrore per il prelievo, ma oggi è un buon inizio per incominciare a vincerlo;
ecc.
Troppo poco? L'importante è allenare la propria osservazione per imparare poi a godere di ciò che si è osservato.
Per tutti coloro che sono scettici sulla fase di osservazione posso ricordare che alcune razze di cani sono eccezionali in questo aspetto. È per questo che la loro vicinanza migliora l'uomo, perché gli insegna a osservare piccole, ma bellissime cose. In molti cani basta un nonnulla per scatenare lo scodinzolio della loro coda; per esempio il ritorno del padrone che è andato a prendere la posta (è stato via un minuto!) scatena subito la gioia della bestiola. Anche dopo anni, basta una carezza per ricevere in cambio una leccata sulla mano: la carezza è sempre vista come segnale positivo, non c'è assuefazione, la capacità di riconoscere il buono permane immutata. È vero che sono manifestazioni di gioia, ma, prima di gioire di queste situazioni, occorre sapere osservare il positivo: in questo caso il cane vede come positivo il ritorno del padrone o la carezza, distinguendoli dalla situazione di normalità. Se un cane ha occhi per osservare, un uomo, se si impegna, dovrebbe fare meglio. O no?
Il secondo passo


In genere quando abbiamo una buona osservazione accade che quello che di buono abbiamo trovato ci attrarrà a sé. Se non siamo distratti da altre cose (per esempio, in senso positivo, oggetti d'amore che non ci lasciano il tempo per coltivarne altri o, in senso negativo, da traumi che ci impediscono di tornare a sorridere del buono finché il tempo non li avrà sopiti e farà prevalere ciò che abbiamo osservato), ecco che questa attrazione si trasformerà in interessi, hobby, passioni ecc. Non abbiamo fatto altro che accrescere la nostra capacità d'amare, il suo valore è aumentato.
Misuriamo la capacità d'amare

Sembrerebbe utopistico, ma è invece possibile: l'energia vitale dell'individuo è la misura della sua capacità d'amare.






Canzoni

Poesie













Credo nella rivelazione dell’amore, che sconvolge la vita.
Senza questo non c’è niente.
Poi viene il lavoro, duro e tenace, ma col soffio che spira, il flusso che trascina.
Credo nel cuore.
Senza questo non c’è niente.
Non venite a raccontarmi di volontà e costanza.
Non c’è volontà o costanza senza cuore.
Credo nella folgorazione che si chiama incontro, per cui vale la pena patire il dolore.
Senza questo non c’è niente.
Quando ti presenti, oltre la nebbia del mio io, ringrazio d’esserci, nonostante tutto.
Credo nella coincidenza che mi fa posare lo sguardo al posto giusto e nel momento giusto.
Senza questo non c’è niente.
Quante volte ho desiderato quel verso, quella pagina, quel volto, e proprio ora, quando meno me lo aspetto, leggo e vedo.
Non venite a raccontarmi che è soltanto un caso.
E se anche fosse, gli sarei grato come a un Dio che mi aspetta alla finestra, con gli occhi sulla strada deserta, oltre la nebbia del mio io.
Ecco, in cosa credo.
Ora che la notte è scesa.
E il mio cuore finalmente vede.

◈ Fabrizio Centofanti