lunedì 30 novembre 2009

Storia


Un uomo.

Alexandros Panagulis (in greco Αλέξανδρος Παναγούλης), noto anche con il diminutivo di Alekos (Αλέκος) (Glyfada, 2 luglio 1939 – Glyfada, 1 maggio 1976) è stato un poeta e politico greco.

Secondo figlio di Athena e Vassilios Panagulis, fratello minore di Giorgios Panagulis, anch'esso vittima del regime dei colonnelli e fratello maggiore di Eustathios, altro uomo politico.

Studia al Politecnico nazionale di Atene (Metsovio) dove si laureò in ingegneria elettronica, quindi diventa ufficiale dell'esercito greco.

Spirito libero e democratico, Panagulis ancora adolescente entra nel settore giovanile dell'Organizzazione giovanile dell'Unione di Centro (O.N.E.K.), partito guidato da Georgios Papandreou senior che in seguito cambierà nome in Gioventù Democratica Greca (E.DI.N)

Dopo il colpo di stato del 21 aprile 1967 entra nella resistenza contro il regime militare guidato da Georgios Papadopoulos: per questo diserta durante il servizio militare a causa delle sue convinzioni democratiche e fonda l'organizzazione Resistenza Greca.

Si auto-esilia a Cipro per concepire un piano d'azione e, una volta rientrato in madrepatria pianifica, con i suoi stretti collaboratori, il tentativo di omicidio del dittatore Papadopoulos il 13 agosto 1968 vicino a Varkiza. L'attentato fallisce e Panagulis, autore materiale del piazzamento degli ordigni che non si innescarono al passaggio della limousine del dittatore, viene arrestato.

Giudicato dai tribunali militari il 3 novembre 1968, venne condannato a morte il 17 novembre 1968 e conseguentemente trasportato all'isola di Egina per l'esecuzione. Ma grazie alle pressioni della comunità internazionale e delle sue amicizie la sentenza non viene eseguita, e così il 25 novembre 1968 Panagulis viene tradotto nelle prigioni militari di Boiati.

Panagulis rifiuta subito l'offerta di collaborazione che la Giunta gli proponeva, e per questo fu sottoposto ad atroci torture fisiche e mentali. Il 5 giugno 1969 evade per la prima volta di prigione; dopo essere stato arrestato tenta nuovamente di scappare scavando un buco nel muro della cella ma viene immediatamente scoperto.

Per punire questa sua "scarsa disciplina" viene quindi condotto provvisoriamente alla caserma di Goudi prima di essere riportato, un mese dopo, alla prigione di Boiati, dove fu chiuso in isolamento totale in una cella costruita appositamente per lui. La cella era una stanza seminterrata di due metri per tre con una piccola anticamera.


Nei tre anni e mezzo passati nella "tomba", questo il soprannome dato alla cella, tentò più volte di evadere nuovamente senza successo. Riuscì inoltre a non cadere nel baratro della pazzia prendendosi continuamente gioco delle guardie e del direttore del carcere e resistendo stoicamente ad ogni umiliazione e pestaggio. Rifiuta un permesso per raggiungere il capezzale del padre morente e, in seguito (1973), di beneficiare dell'amnistia generale concessa dal regime dei colonnelli ai detenuti politici a seguito delle pressioni internazionali. Questo per evitare di dare al regime della Giunta una distorta immagine di democrazia agli occhi della stampa occidentale.

Durante l'estate successiva, il 21 agosto, viene finalmente liberato, grazie all'amnistia. Il giorno successivo conosce la scrittrice e giornalista fiorentina Oriana Fallaci che diventerà la sua compagna di vita. Si esilia di nuovo, questa volta a Firenze, in Italia, nella casa di campagna della Fallaci, per dare una nuova forza alla resistenza

Nel 1974 la Giunta abdica e vengono indette elezioni democratiche. Panagulis, piuttosto restio a partecipare alla politica dei partiti, comprende che per continuare la sua azione deve entrare in parlamento, e per questo si presenta alle elezioni del novembre 1974 con l'Unione del Centro - Nuove forze (E.K. - N.D.). Diventa presidente dell'E.DI.N (3 settembre) e due mesi dopo viene eletto deputato di Atene per il rotto della cuffia.

Prosegue quindi, come deputato, la caccia ai politici che avevano collaborato con il regime dittatoriale lanciando contro di loro numerose accuse. Poco dopo la sua elezione rompe con la leadership del suo partito dopo aver chiesto invano l'epurazione di un suo componente dopo averne accertato la complicità con il vecchio regime. Era riuscito infatti ad ottenere in modo rocambolesco dei documenti dell'ESA (i servizi segreti ellenici) che provavano i rapporti di collaborazione tra alcuni politici e la Giunta, primo tra tutti Evangelos Averoff, il quale, essendo Ministro della Difesa e quindi capo di un esercito ripulito solo in parte dai generali corrotti, aveva un potere maggiore del Presidente della Repubblica.

Deluso, ma deciso, dà le dimissioni dal partito ma conserva la sua poltrona nel Parlamento greco come indipendente. Mantenne le sue accuse entrando quindi in conflitto aperto con il Ministro della difesa, ed altri.

Col passare del tempo soltanto la Fallaci resta al suo fianco in questa battaglia. Per mesi è oggetto di pressioni e di minacce di morte, le quali aumentano dopo l'inizio delle pubblicazioni del dossier relativo agli agenti di sicurezza del regime dei colonnelli in un giornale ellenico, su iniziativa dello stesso Panagulis.

La notte tra il trenta di aprile ed il 1º maggio 1976, a Glyfada, sua città natale nei dintorni della capitale, Panagulis rimane vittima di un misterioso incidente automobilistico in viale Vouliagmenis. L'inchiesta ufficiale affermerà che si era trattato soltanto di un errore dello stesso Panagulis, la cui vettura era finita nello scivolo di un'autorimessa. Erano giunte a conclusioni ben diverse le perizie degli esperti italiani, i quali avevano parlato di un incidente provocato ad arte tramite speronamento da due automobili di grossa cilindrata.

Secondo la Fallaci ed altri uno degli esecutori materiali dell'omicidio andava riconosciuto in Michele Steffas, militante di sinistra con un passato di pilota professionista in Canada. Questo si era presentato spontaneamente alla polizia il 3 maggio come testimone dei fatti, sostenendo la tesi dell'errore umano. Verrà in seguito condannato a pagare una multa per omissione di soccorso, ma le sue responsabilità non verranno mai provate.

Il suo funerale, svoltosi nella cattedrale di Atene il 5 maggio, divenne la più grande manifestazione di popolo della storia greca.

Quel giorno infatti giunse ad Atene circa un milione e mezzo di persone, i quali resero particolarmente difficoltoso lo svolgimento delle esequie e la sepoltura. Durante la cerimonia la gente in piazza urlava "Zi zi zi" ("Vive vive vive").

Eroe della democrazia che contribuì all'isolamento internazionale del regime dei colonnelli, Alessandro Panagulis fu definitivamente eliminato dalla lotta politica solo con l'incidente mortale che privò il paese delle verità di cui lui era a conoscenza e che avrebbero probabilmente portato la Grecia a fare altre scelte ed altri percorsi.

Panagulis fu quotidianamente oggetto di torture atroci durante tutta la sua detenzione. Il suo auto-controllo, la sua disciplina, la sua determinazione per difendere le sue convinzioni e il suo senso dell'umorismo gli servirono di scudo contro le violenze fisiche e mentali.

Nella prigione di Boiati ha scritto i suoi poemi migliori sulle pareti della sua cella o su pezzi microscopici di coperta, spesso con il suo stesso sangue (in alcuni momenti della prigionia gli fu impedito di tenere con sé carta e penna). Molti dei suoi poemi sono a tutt'oggi ancora sconosciuti a causa della dittatura; tuttavia riuscì a far uscire alcuni scritti dalla sua prigione in vari modi, altri li ha riscritti a memoria.

Mentre era ancora in prigione fu pubblicata a Palermo nel 1972 la sua prima collezione sotto il titolo Altri seguiranno: poesie e documenti dal carcere di Boyati con una nota introduttiva del politico italiano Ferruccio Parri e di Pier Paolo Pasolini. Per questa collezione Panagulis ha ricevuto il Premio Viareggio Internazionnale.

Dopo la sua liberazione fu pubblicata a Milano la sua seconda collezione sotto il titolo Vi scrivo da un carcere in Grecia, con un'introduzione sempre di Pasolini. La pubblicazione in italiano fu successiva ad altre sue pubblicazioni in greco quale la raccolta chiamata La vernice (H Bogia)

Comicità

domenica 29 novembre 2009

A Stefano


Mentre sistemavo delle cose nella soffitta di casa nostra ho ritrovato un vecchio album di fotografie che neanche ricordavo più di avere.Stefano erano le "nostre"foto.Più le mie fatte da te perchè tu hai sempre odiato farti fotografare,mi toccava farlo di nascosto.Ho la foto della partita,ricordi?La prima volta che ti ho visto era alla partita delle matricole della nostra scuola contro quelli del quinto.Volevano intimorirvi e tu più falli ti facevano e più goal segnavi e più sangue avevi addosso e più urlavi ai tuoi compagni che se avessero mollato li avresti presi a calci nel culo.Li trascinavi tutti e riusciste a vincere.Ti ho fotografato mentre rientravi in classe.Avevi tutti i capelli bagnati dalla pioggia,sangue dappertutto ed eri distrutto dalla fatica e dalle botte,eri bellissimo!La seconda foto è quella della festa dove ci siamo conosciuti.Ti ho invitato io a ballare perchè tu eri timidissimo.Ricordo ancora il contatto dei nostri corpi e come diventavi rosso quando ti guardavo negli occhi.Da allora ti aspettavo ogni mattina davanti la porta della classe,il tuo sorriso era cosi luminoso che mi dava i brividi ogni volta.Ti volevo e ti ho avuto.Eri dolcissimo,sensibile,intelligentissimo,simpaticissimo,sensuale,sempre atttento a quello che mi piaceva.Ricordi quella volta che stavo male ed ero sola in casa(come sempre),e tu andasti sotto la neve dall'altra parte della città per fare la spesa?L'ultima foto che ho è quella che mi facesti tu all'aeroporto,quando stavo per venire qui negli States.Ho pianto per tutto il viaggio,non credevo di farcela senza di te.Ma siamo riusciti a rimanere sempre in contatto.Stefano sono passati trenta anni,ti rendi conto?Quando mi telefonavi dall'edicola?Quando sei venuto al mio matrimonio ed hai subito fatto amicizia con Bob?Quando siamo venuti a Roma la prima volta noi e i nostri figli e tu hai reso quella vacanza splendida portandoci dovunque?Mi ha fatto cosi male sapere della tua separazione,so che l'amavi molto e so quanto tenevi alla tua famiglia,ma credimi,te lo dice una donna ormai di mezza età,che ti ha conosciuto e ti conosce bene,tu con il tuo carattere,con la tua dolcezza,con la tua sensibilità,sai fare felice qualunque donna,una donna intelligente e sensibile ovvio,che sa apprezzare le tue qualità.Una stupida e insensibile non le capirà mai,non ti capirà mai.Hai i tuoi bellissimi Federico e Luca(quando ho visto la prima volta una foto di Federico mi è preso un colpo,è la tua fotocopia!),so che hai tante amicizie solide,hai la tua famiglia,arriverà anche per te la donna giusta e ti rifarai la famiglia che hai sempre desiderato,ne sono certa.Io e Bob ti aspettiamo sempre nel nostro ranch,sai che questa è casa tua.Non mi sparire di nuovo ok?Saluta Lisbeth quando la senti.Ti stringo forte a me.

Patricia

Pensieri


L'amore non è una questione di persone "giuste"o "sbagliate".Dipende piuttosto dal nostro atteggiamento interiore,e da come tale atteggiamento crei un attimo speciale della nostra vita nel quale possiamo vedere l'altro com'è veramente.L'incontro tra esterno ed interno,il momento sincronistico,sta alla base di molte storie d'amore e costituisce l'essenza più profonda di molte tra queste che viviamo.

Nulla succede per caso (Robert Hopcke)

Poesie


Anime gemelle

Sono come uno spirito
che nell'intimo del suo cuore ha dimorato,
e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri
ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso
del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo
è noto, quando tutte le emozioni
in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi.
Io ho liberato le melodie preziose
del suo profondo cuore: i battenti
ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato.
Proprio come un'aquila nella pioggia del tuono,
quando veste di lampi le ali.

Percy Bysshe Shelley

sabato 28 novembre 2009

Canzoni

Cinema


E' un film bellissimo,intenso,coinvolgente.E' la storia di un professore sessantenne che passa attraverso diverse relazioni sessuali con le sue studentesse senza effettivamente amarle,senza dar loro qualcosa di sè stesso,ma solamente per sentirsi ancora giovane e desiderabile e ritardare cosi,ai suoi occhi,l'orrore della vecchiaia,che lo terrorizza.Ecco che un giorno ad una lezione appare lei,Consuela,con la quale lui tenta il solito approccio sessuale.Ma ecco che invece in lui scatta qualcosa.A differenza delle storielline precedenti sente il bisogno di conoscerla,di capirla,di "sentirla"profondamente,non gli basta più il suo corpo,le dice "Sei una autentica opera d'arte"riferendosi sia alla sua bellezza interiore che a quella esteriore.Diventa geloso,ossessivo,lei è entrata profondamente dentro di lui,per la prima volta si rende conto di amare,cioè di andare oltre sè stesso e questo lo spiazza.Cerca in tutti i modi di allontanarla e alla fine la perde.Passano due anni senza sentirsi.La notte di Capodanno lei gli telefona,gli deve parlare.Gli dirà qualcosa che non dico per chi vorrà vedere il film.E' un film intimista,riflessivo,che ti costringe ad una analisi dei personaggi ma anche ad una identificazione con gli stessi.E' una bellissima storia d'amore perchè ti fa capire quanto questo possa modificare gli euilibri che faticosamente si possono costruire.Irrompe come un uragano e non resta che lasciarsi abbandonare alla forza della sua dolce furia.Significa soprattutto lasciarsi alle spalle quella corazza di distacco che un po' tutti ci creiamo per non soffrire,e che quando viene l'amore vero non ne abbiamo più bisogno perchè l'amore vero ci rinnova dentro.

venerdì 27 novembre 2009

Canzoni

Libri


Leggendo questa opera di Yukio Mishima appare subito evidente,dalle prime pagine,quale sia stato il tema maggiormente indagato,preferito,da questo maestro della letteratura giapponese:gli uomini,ovvero la bellezza maschile,colta nei più variegati atteggiamenti;i pregi ed anche i difetti del sesso forte;l'analisi delle abitudini private e pubbliche,condotte attraverso parole nette e precise,inequivocabili,sostenute da una eleganza sfavillante,mai inopportuna anche nelle situazioni più scabrose.Yuichi,il protagonista,ci guida in un "effetto notte" attraverso ristoranti,cinema,case da tè,bordelli per soli uomini e ci fa conoscere gli ultimi samurai che ancora considerano effeminato l'amare le donne.Ovunque trapela la idealizzazione della mascolinità,stemperata,forse,dalla personale visione di Mishima,che non si limita a produrre caratteri,quanto piuttosto immagini per molti versi vicine alla realtà.Idealizzazione e realismo, fascinazione della morte prematura,eros e tanatos si fondono in questo libro con risultati sorprendenti.Fiumi di parole senza tempo che appartengono solo alla sfera della eleganza,della raffinatezza e della bellezza. Non a caso troviamo poche ma significative citazioni:Poe,Huysmans,Rodenbach,Wilde,Keats,Radiguet,Villiers de Isle-Adam. "Indefinibile armonia di giovinezza e di maestria,di ansioso insulto,di devozione e profanazione.Per me un capolavoro della letteratura mondiale.

Top Five


Cinque modi per farla rilassare: 


1)Prepararle un bel bagno profumato e insaponarla tutta; 
2)Metterle un bell'accappatoio caldo e farla distendere sul letto; 
3)Massaggiarla tutta cominciando dal viso,il collo,le spalle,la schiena,i glutei,le gambe e i piedi; 
4)Prepararle una cenetta con tutti i suoi piatti preferiti; 
5)Vedere insieme un film e poi accarezzarle i capelli fino a che non si addormenta.

giovedì 26 novembre 2009

dedicato a.....


"...Donne mie illudenti e illuse che frequentate
le università liberali, imparate latino
greco, storia, matematica, filosofia;
nessuno però vi insegna ad essere orgogliose,
sicure, feroci, impavide. A che vi serve
la storia se vi insegna che il soggetto
unto e bisunto dall’olio di Dio è l’uomo
e la donna è l’oggetto passivo di tutti
i tempi? A che vi serve il latino e il greco
se poi piantate tutto in asso per andare
a servire quell’unico marito adorato
che ha bisogno di voi come di una mamma?

Donne mie impaurite di apparire poco
femminili, subendo le minacce ricattatorie
dei vostri uomini, donne che rifuggite
da ogni rivendicazione per fiacchezza
di cuore e stoltezza ereditaria e bontà
candida e onesta. Preferirei morire
piuttosto che chiedere a voce alta i vostri
diritti calpestati mille volte sotto le scarpe.

Donne mie che siete pigre, angosciate, impaurite,
sappiate che se volete diventare persone
e non oggetti, dovete fare subito una guerra
dolorosa e gioiosa, non contro gli uomini, ma
contro voi stesse che vi cavate gli occhi
con le dita per non vedere le ingiustizie
che vi fanno. Una guerra grandiosa contro chi
vi considera delle nemiche, delle rivali,
degli oggetti altrui; contro chi vi ingiuria
tutti i giorni senza neanche saperlo,
contro chi vi tradisce senza volerlo,
contro l’idolo donna che vi guarda seducente
da una cornice di rose sfatte ogni mattina
e vi fa mutilate e perse prima ancora di nascere,
scintillanti di collane, ma prive di braccia,
di gambe, di bocca, di cuore, possedendo per bagaglio
solo un’ amore teso, lungo, abbacinato e doveroso
(il dovere di amare ti fa odiare l’amore, lo so)
un’ amore senza scelte, istintivo e brutale.
Da questo amore appiccicoso e celeste dobbiamo uscire
donne mie, stringendoci fra noi per solidarietà
di intenti, libere infine di essere noi

intere, forti, sicure, donne senza paura".

Donne mie    (Dacia Maraini)

Canzoni

Poesie


IO SONO DENTRO DI TE 


Io sono in te 
come il caro odore del corpo 
come l'umore dell'occhio 
e la dolce saliva 

Io sono dentro di te 
nel misterioso modo 
che la vita è disciolta nel sangue 
e mescolata al respiro. 


Lalla Romano

mercoledì 25 novembre 2009

Libri


E' la terza saga del prof.Langdon dopo "Il Codice da Vinci"e "Angeli e Demoni".Questa volta il Prof.viene invitato ad una Conferenza sulla Massoneria a Washington e qui accade qualcosa di improvviso che farà scattare una caccia a decifrare dei simboli messi nel passato dalla Massoneria sugli edifici della capitale americana.E' un libro pieno di suspense e soprattutto ci fa vedere una Washington insolita,sotterranea,sulfurea,fatta di cripte nascoste,edifici usati per le funzioni,adepti che sfuggono nell'ombra.Washington è chiaramente la metafora dell'oscurità del potere,e del potere della massima potenza mondiale.Qui pare dirci l'autore è nato un potere nascosto,diverso da quello ufficiale,e proprio il potere "parallelo"è quello che ha l'effettiva capacità di influire sulle scelte di vita di miliardi di persona.Un libro che si legge tutto d'un fiato.

Teatro

martedì 24 novembre 2009

Dipinti


La veduta di Delft di Vermeer.Questo quadro rappresenta un momento di crisi del grande pittore,crisi personale dovuta al non soddisfacente svolgimento del suo matrimonio,crisi economica,dovuta ai numerosi debiti.Malgrado ciò continuò infaticabilmente la sua opera d'artista,dipingendo quadri bellissimi come questo,segno che l'ispirazione artistica non gli mancò mai.Ebbe quattordici figli e una vita assai tribolata,ma almeno ebbe la soddisfazione di vedere in vita apprezzata la sua opera e riusci a vendere parecchi dei suoi quadri che oggi hanno un valore inestimabile.A me questo quadro ispira aria,spazi infiniti,un senso di rilassatezza,i colori vivaci ma non brillanti,mi sembra di sentire l'odore della salsedine,vedere la vita del piccolo paese scorrere lentamente.Mi dà un senso di serena normalità.

Canzoni

Poesie


Canzone del maschio e della femmina

Il frutto dei secoli

che spreme il suo succo

nelle nostre vene.

La mia anima che si diffonde nella tua carne distesa

per uscire migliorata da te,

il cuore che si disperde

stirandosi come una pantera,

e la mia vita, sbriciolata, che si annoda

a te come la luce alle stelle.

Mi ricevi

come il vento la vela.

Ti ricevo

come il solco il seme.

Addormentati sui miei dolori

se i miei dolori non ti bruciano,

legati alle mie ali,

forse le mie ali ti porteranno,

dirigi i miei desideri, forse ti duole la loro lotta.

Tu sei l'unica cosa che possiedo

da quando persi la mia tristezza.

Lacerami come una spada

o senti come un'antenna.

Baciami,

mordimi,

incendiami,

che io vengo alla terra

solo per il naufragio dei miei occhi di maschio

nell'acqua infinita dei tuoi occhi di femmina.

Pablo Neruda

lunedì 23 novembre 2009

Sport


Il Judo (柔道 Jūdō?, Via della Cedevolezza) è un'arte marziale giapponese formalmente nata in Giappone con la fondazione del Kodokan da parte del Prof. Jigoro Kano, nel 1882. I praticanti di tale disciplina sono denominati judoisti o più comunemente judoka (柔道家 jūdōka?), con un certo abuso di linguaggio.

Il judo è anche diventato ufficialmente disciplina olimpica nel 1964, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, e ha rappresentato alle Olimpiadi di Atene 2004 il terzo sport più universale, con atleti da 98 paesi.  
 
"Judo" in kanji

Il termine 'jūdō' è composto da due kanji: 柔 (jū, yawara = gentilezza, adattabilità, cedevolezza, ) e 道 (dō = via); ed è quindi traducibile anche come via dell'adattabilità, o via della cedevolezza; esplicitando con questo il principio 柔 yawara sul quale si basa il judo. 

Il judo del Prof. Kano è l'evoluzione del jū-jutsu della Tenshin-shin'yo ryũ e della Kito ryũ 

Il contesto storico era particolare: Il 1853 aveva segnato una data importante per il Giappone: il commodoro Matthew C. Perry, della Marina Militare degli Stati Uniti d'America, entra nella baia di Tokyo con una flotta di 4 navi da guerra (le cosiddette Navi Nere) consegnando a dei rappresentanti dello shogunato Tokugawa un messaggio col quale si chiedevano l'apertura dei porti e trattati commerciali. Il Giappone, che fino a quel momento aveva vissuto in completo isolamento dal resto del mondo (Sakoku), grazie alla Convenzione di Kanagawa, apre finalmente le frontiere agli stranieri. Dopo l'abdicazione dell'ultimo shogun Tokugawa Yoshinobu avvenuta nel 1867, il potere imperiale di fatto riacquisiva il controllo politico del Paese, e contestualmente alla Restaurazine Meiji, la promulgazione dell'editto del 1876 col quale si proibiva il porto del daishō decretava la scomparsa della casta dei samurai.

Vi furono importanti cambiamenti culturali nella vita dei giapponesi dovuti all'assorbimento della mentalità occidentale e naturalmente ciò provocò un rigetto di tutto ciò che apparteneva al passato, compresa la cultura guerriera che tanto aveva condizionato la vita del popolo durante il periodo feudale. Il jū-jutsu, essendo parte integrante di questa cultura, lentamente scomparve quasi del tutto. Inoltre, le arti marziali tradizionali vennero ignorate anche a causa della diffusione delle armi da fuoco e molti dei numerosi dōjō allora esistenti furono costretti a chiudere per mancanza di allievi; i pochi rimasti erano frequentati da ex-samurai lottatori professionisti pagati appunto per combattere (essendo il loro unico mezzo di sostentamento) e che talvolta venivano coinvolti in episodi di violenza o crimini. Questo influenzò ulteriormente il giudizio negativo del popolo nei confronti del jū-jutsu nel quale vedeva un'espressione di violenza e sopraffazione. 

La storia del jūdō è inseparabile da quella del suo fondatore, Jigoro Kano. Nato in una famiglia agiata, nel 1877, alquanto in contrasto con le idee del padre a riguardo, entrò in contatto con il suo primo maestro Fukuda Hachinosuke di Tenshin-shin'yo ryū jū-jutsu tramite il "conciaossa" Yagi Teinosuke anch'egli un tempo jū-jutsuka della stessa ryũ. « Tenshin-shin'yo è una scuola nata da Iso Mataemon unendo i metodi di Yoshin-ryu e Shin-no-shindo-ryu. Nell'infanzia il nome del Fondatore era Okayama Hachirogi, divenuto Kuriyama Mataemon alla maggiore età, e finalmente era stato adottato dalla famiglia Ito ed assunto dal Bakufu col titolo di Iso Mataemon Ryu Kansai Minamoto Masatari. »
 


Inoltre, per avere un quadro più completo della scuola, Sanzo Maruyama spiega che il nome della scuola deriva da «yo, che significa salice e shin che significa spirito. La scuola dello spirito come il salice si ispira alla flessibilità dell'albero» e inoltre che «questa scuola studiava atemi, torae e shime, principalmente in costume di città. Non dava importanza alle proiezioni.»

Nel 1879, Fukuda propose al giovane Kano di partecipare all'esibizione di jū-jutsu per il Presidente degli Stati Uniti Ulysses Simpson Grant, dove i maestri Iso e Fukuda avrebbero dato una dimostrazione di kata e Kano e Ryusaku Godai di randori. Il Presidente fu molto colpito dall'esibizione e confidò allo stesso Fukuda che avrebbe voluto che il jū-jutsu divenisse più popolare negli USA.

Alla morte del cinquantaduenne maestro Fukuda, nove giorni dopo la famosa esibizione, e ricevuti formalmente dalla vedova di Fukuda i densho, Kano divenne il maestro del dojo.

Dopo poco Kano si iscrisse al dojo di Iso Masatomo, discepolo di Iso Mataemon fondatore dello stile, che fu felice di prenderlo come suo assistente. Il maestro Iso insegnava principalmente i kata e gli atemi-waza e gli allenamenti in questo dojo erano molto faticosi.

In seguito alla morte del maestro Iso e al raggiungimento della laurea in Lettere presso l'Università Imperiale di Tokyo nel 1881, Kano si trovò ancora nella situazione di cercare un nuovo maestro. Chiese quindi dapprima al maestro Masaki Motoyama un rispettato maestro della Kito ryu, ma questi non essendo più in grado di insegnare data l'età, gli suggerì di fare richiesta al maestro Tsunetoshi Iikubo, amico di Motoyama ed esperto di kata e di nage-waza.

Scrive Watson: «Ci sono molte differenze degne di rilievo tra lo stile Tenshin-shin'yo e lo stile Kito. Ad esempio, il Tenshin-shin'yo possiede un maggior numero di tecniche di strangolamento e di immobilizzazione rispetto al Kito, mentre quest'ultimo ha sempre avuto tecniche di proiezione di maggior efficacia».  

I suoi studi gli consentirono nel 1882 di aprire la propria palestra nel tempio buddhista Eishōji a Kamakura, dove cominciò ad insegnare il suo stile. Secondo la norma dell'epoca, un maestro in almeno due stili come lui poteva fondarne uno nuovo. Kano riprese allora il termine che Terada Kan'emon, il quinto caposcuola del Kitō-ryū, aveva coniato quando aveva creato il proprio stile, il Jikishin-ryū: "jūdō".

Lo stile venne conosciuto anche come Kano Jū-Jitsu o Kano Jū-Dō, poi come Kodokan Jū-Dō o semplicemente Jū-Dō o Jūdō. Nel primo periodo, venne anche chiamato semplicemente Jū-Jitsu. 

Jigoro Kano nel 1883 era professore universitario di Inglese ed economia, dotato di notevoli capacità pedagogiche, intuì l'importanza che potevano avere lo sviluppo fisico e la capacità nel combattimento se venivano usate proficuamente per lo sviluppo intellettuale dei giovani.

Per prima cosa eliminò tutte le azioni di attacco armato e non che potevano portare al ferimento a volte anche grave degli allievi: queste tecniche furono ordinate solo nei kata, in modo che si potesse praticarle senza pericoli. Poi studiò e approfondì il nage waza appreso alla scuola Kito, formando così un sistema di combattimento efficace e gratificante. Ma la vera evoluzione rispetto al jujitsu si ebbe con la formulazione dei principi fondamentali che regolavano la nuova disciplina: Seiryoku zen'yō (il miglior impiego dell'energia fisica e mentale) e Jita kyo'ei (tutti insieme per crescere e progredire).

Le otto qualità essenziali sulle quali si poggia il codice morale del fondatore, alle quali ogni judoista (jūdōka) dovrebbe mirare durante la pratica e la vita di tutti i giorni sono:
L'educazione
Il coraggio
La sincerità
L'onore
La modestia
Il rispetto
Il controllo di sé
L'amicizia

Per ottenere ciò, nell'ottica educativa della disciplina, è necessario impiegare proficuamente le proprie risorse, il proprio tempo, il lavoro, lo studio, le amicizie, allo scopo di migliorarsi continuamente nella propria vita e nelle relazioni con gli altri, conformando cioè la propria vita al compimento del principio del "miglior impiego dell'energia". Si stabilì cosi l'alto valore educativo della disciplina del judo, unita alla sua efficacia nel caso venisse impiegato per difendersi dalle aggressioni.

Il judo mira a compiere la sintesi tra le due tipiche espressioni della cultura giapponese antica e cioè Bun-bu, la penna e la spada, la virtù civile e la virtù guerriera: ciò si attua attraverso la pratica delle tre discipline racchiuse nel judo, chiamate rentai (cultura fisica), shobu (arti guerriere), sushin (coltivazione intellettuale).

Il judo conobbe una straordinaria diffusione in Giappone, tanto che non esisteva una sola città che non avesse almeno un dojo. Parallelamente si diffuse nel resto del mondo grazie a coloro che avevano modo di entrare in contatto col Giappone; furono principalmente commercianti e militari che lo appresero, importandolo poi nel loro paese d'origine. Non meno importante fu la venuta in Europa intorno al 1915 di importanti maestri giapponesi, allievi diretti di Jigoro Kano, che diedero ulteriore impulso allo sviluppo del judo, tra cui Gunji Koizumi in Inghilterra nel 1920 e Mikonosuke Kawaishi in Francia.

Jigoro Kano morì nel 1938, in un periodo in cui il Giappone, mosso da una nuova spinta imperialista, si stava avviando verso la seconda guerra mondiale. Dopo la disfatta, la nazione venne posta sotto il controllo degli USA per dieci anni e il judo fu sottoposto ad una pesante censura poiché catalogato tra gli aspetti pericolosi della cultura giapponese che spesso esaltava la guerra. Fu perciò proibita la pratica della disciplina ed i numerosi libri e filmati sull'argomento vennero in gran parte distrutti. Il judo venne poi "riabilitato" grazie al CIO (comitato olimpico internazionale) di cui Jigoro Kano fece parte quale delegato per il Giappone, e ridotto a semplice disciplina di lotta sportiva ma i suoi valori più profondi sono ancora presenti e facilmente avvertibili dai partecipan 

A partire dal dopoguerra, con l'organizzazione dei primi Campionati Internazionali e Mondiali, e successivamente con l'adesione alle Olimpiadi, il judo si è sempre più avvicinato allo sport da combattimento. Nonostante tutto ciò non sia di per sé negativo è da sottolineare come un tale avvicinamento abbia inequivocabilmente mutato le caratteristiche preesistenti immettendo peculiarità tipiche dell’agonismo proveniente dalle discipline di lotta occidentali.

Si è perciò cominciato a privilegiare la ricerca del vantaggio minimo che permette di vincere la gara, a discapito del gesto fluido, molto più efficace, ma soprattutto meno pericoloso.

Questo risvolto, purtroppo inevitabile, non ha fatto che aumentare con l'entrata in scena, avvenuta negli anni ottanta, degli atleti dell'ex URSS, aventi una lunga tradizione di lotta sambo alle spalle. Oggi spesso si assiste a numerose tecniche derivate dalla lotta libera che per efficacia sono molto inferiori alle tecniche tradizionali del judo e che ne tradiscono l'indirizzo bujutsu che caratterizza quest'ultime.

In conseguenza di ciò, si è sviluppata la tendenza a privilegiare un tipo di insegnamento che metta in condizioni gli allievi di guadagnare da subito punti in gara, privilegiando talora posizioni statiche del tutto contrarie alla filosofia della via della cedevolezza (che è il significato del termine judo). Purtroppo in questo modo viene spesso tralasciato l'aspetto educativo e formativo della disciplina. Questa pratica è spesso indice di scarsa preparazione degli istruttori, che non comprendono la necessità di fornire un'adeguata base tecnica e morale prima di focalizzarsi sul combattimento vero e proprio.

Allo scopo di riaffermarne il valore, si sono costituite nel tempo Federazioni Sportive anche di carattere internazionale che tendono a far rivivere i principi espressi dal Maestro Jigoro Kano, quantunque anch'esse si dedichino all'attività agonistica. Queste federazioni sono riunite all'interno di Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI, quali, CSI, UISP, CSEN[1], ACSI, ed altre. In Italia la federazione ufficiale appartenente al CONI è la FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali).

Questo non significa però che vi siano due tipi di scuole o che una sia meglio dell'altra: come ebbe a dire lo stesso Jigoro Kano (Yuko no Katsudo, rivista edita in Giappone, 1925) "anche nel periodo antico esistevano Maestri che impartivano nozioni di tipo etico oltre che tecnico: si trattava di esempi illuminati ma che, tenendo fede al loro impegno di Maestri, dovevano necessariamente privilegiare la tecnica. Nel judo invece gli insegnanti devono percepire la disciplina soprattutto come educazione, fisica e mentale". Jigoro Kano aggiungeva inoltre che "per coloro che si dimostrassero particolarmente portati alla competizione è lecito interpretare sportivamente la disciplina, purché non si dimentichi che l'obiettivo finale è ben più ampio". Nella scelta di un dojo è pertanto importante quindi affidarsi a maestri di provata esperienza che tengano corsi per tutti, non solo per l'agonista, e questo può avvenire tanto in ambito Federale quanto in quello Promozionale dove a volte, per dimostrare di non essere da meno, ci si impegna eccessivamente nelle gare.

Cinema


 
Boris Yelnikoff, un tempo fisico di fama mondiale ed ora uomo anziano che ha già fallito un tentato suicidio (in seguito al quale la moglie lo ha lasciato), è in lotta con il mondo. Non c'è nulla che consideri positivo e anche le lezioni di scacchi che impartisce a giovani allievi divengono un'occasione di scontro. Finché, un giorno, non incappa in Melody, una giovane miss di provincia che è fuggita nella Grande Mela e dorme in strada. Il burbero Boris cede alle sue richieste e acconsente ad ospitarla per una notte che si trasformerà in mesi sino a divenire un matrimonio. Ma non tutto potrà proseguire pacificamente perché Marietta, la frustrata madre di Melody, riesce a rintracciare la figlia. E non è per nulla contenta di quelle nozze.
Woody è tornato a Manhattan sospendendo il pur produttivo esilio europeo. Lo ha fatto ripescando una sceneggiatura pensata su misura per Zero Mostel e che quindi ha più di trenta anni, considerando che l'attore è morto nel 1977. Ovviamente è stata riveduta e corretta e non solo per adattarla alla personalità del comico Larry David protagonista della fortunata serie tv Larry David: Curb Your Enthusiasm. Perché vi si legge un Woody sempre più consapevole della propria età il quale (riaffrontando dopo ben 4 film le riflessioni sull'ebraismo, la psicoanalisi e la religione nonché i beneamati cantanti d'epoca) compie un ulteriore passo in avanti per quanto riguarda il proprio sguardo sul mondo. Anzi, è proprio dallo sguardo che gli viene restituito dallo spettatore, di cui Boris/Woody si dichiara perfettamente consapevole, che prende le mosse il film. 
Mettendo da parte la falsa modestia che ha sempre fatto da velo tra lui e il suo essere un intellettuale a tutto campo, Allen ammette di essere un genio perché non ha una visione limitata della realtà. Lo fa in un film in cui la sceneggiatura è di una precisione millimetrica e nel quale, ancora una volta, le battute che vorresti mandare a memoria sono decine e decine. Ma sa anche inserire nei personaggi (ognuno dei quali porta con sé una parte, magari piccola, delle sue in/certezze) accenti di umanità su cui esercita una riflessione molto meno sarcastica che nel passato. 
Intendiamoci: Woody non è diventato buonista e le dosi di cinismo che ci regala anche in questa occasione non sono certo poche. Però questa volta ogni personaggio è visto, anche quando descritto con ritrattini al vetriolo, nella sua debolezza e pertanto, in definitiva, compreso. Il che non significa giustificarne grettezze o chiusure ma prendere atto che né la teoria che vuole l'uomo originariamente buono e poi corrotto dalla società né il suo opposto sono valide in assoluto. L'uomo è un coacervo di pulsioni e sentimenti ma il Woody over 70, supera l'anedonia (cioè l'incapacità di provare piacere in generale) di un tempo per suggerirci, novello Lorenzo De' Medici, che non è solo la giovinezza che si fugge tuttavia, è la vita stessa. È allora fondamentale catturare tutto il bene che può venircene. Unico principio da rispettare: non nuocere agli altri. Unica regola valida: guardarsi dentro per capire cosa per noi è davvero importante. Senza falsi moralismi e, in qualche caso, credendo anche in un dio gay (e arredatore) per sperare in un aldilà su misura.

Canzoni


Four

domenica 22 novembre 2009

Poesie


Siamo fusi insieme. In questo momento che

mi dona finalmente te, per una volta attorno a

me, sotto di me, sopra di te.

Io sono certo, in questo fugace momento, che

a dispetto del tempo futuro e del tempo passato,

tu mi ami.

Quanto può durare questa sensazione?

Ah, dolcissima - eterno momento - questo e niente più.

Quando l'estasi è al culmine

ci aggrappiamo alla sua essenza,

mentre le guance bruciano, le braccia si aprono,

gli occhi si schiudono e le labbra si incontrano.

Robert Browning (1812-1889)

Canzoni

Serie Tv


In treatment.
La serie (45 episodi mandati in onda cinque giorni a settimana) è incentrata su sedute psicanalitiche di 5 personaggi diversi: il terapista Paul Weston (Gabriel Byrne) analizza infatti Laura (Melissa George), una donna con problemi affettivi che si è innamorata di lui, Alex (Blair Underwood), pilota della Marina che ha ucciso 16 bambini sganciando una bomba su una scuola irachena (unico storyline “variato” rispetto alla versione originale, che parlava invece del conflitto israeliano-palestinese), Sophie (Mia Wasikowska), una teenager ginnasta olimpionica che idolatra il suo allenatore e che è sospettata di aver cercato di togliersi la vita, e una coppia sposata (Jake e Amy, Josh Charles e Embeth Davidtz) che deve decidere se abortire o meno; la quinta puntata è invece dedicata a Paul, che viene a sua volta psicanalizzato da una sua collega, Gina (Dianne Wiest).
Come abbiamo già accennato, “In Treatment” (sceneggiata e diretta da Rodrigo Garcia, che ne è anche produttore esecutivo assieme a Mark Wahlberg) è il remake della serie israeliana “BeTipul”, paese dove il programma è diventato un fenomeno sociale e televisivo, vincendo premi a destra e a manca come miglior serie drammatica, miglior regista, miglior sceneggiatura, miglior attore e attrice e ottenendo ascolti record. Osannata dai giornali locali come uno show “superlativo” (Haaretz: “la più importante serie drammatica mai fatta da Israele, prova che il minimalismo in televisione può generare la massima qualità”; Maariv: “la cosa più simile alla letteratura che si può trovare in tv”; Yedioth Ahronoth: “i più sublimi e fini dialoghi mai visti sugli schermi israeliani”), la serie ha convinto in pieno la HBO, che dopo 5 episodi “sperimentali” ha dato il via libera ad altri 40. “Sentiamo, ha spiegato la presidente di HBO, Carolyn Strauss, che ‘In Treatment’ è una serie unica su vari livelli, format, contenuto ed esecuzione. Per questo abbiamo pensato che un programma così eccellente meritasse una programmazione altrettanto originale”. Unicità confermata dal creatore della serie originale, Hagai Levi, che spiega come “non esista un’altra serie incentrata interamente sui dialoghi, in cui ci siano solo due attori, praticamente fermi dall’inizio alla fine, con poca azione. Gli attori possono usare solo il potere della parola e loro stessi, e quando giriamo facciamo spesso una unica ripresa da venti minuti, una cosa molto vicino al teatro”. Il “minimalismo” è esteso anche ai costi di produzione, che Levi stima “un quarto di quelli generalmente spesi per ogni puntata di una serie drammatica ‘regolare’. Ogni episodio è girato in un singolo giorno, il che contribuisce alla tensione. E’ come simulare una vera seduta, ogni attore ha il suo giorno e filmiamo cronologicamente, come i personaggi della serie”. In America la serie ha ottenuto critiche ed elogi in quantità: su Metacritic è valutata con 70 punti su cento, e se secondo l’Huffington Post “Byrne è eccellente e l’esperimento è interessante, lo show è nessuna delle due cose. Le puntate della serie sono praticamente tutte uguali, statiche, la sceneggiatura è amatoriale. Il concetto di fondo è molto teatrale ma poco adatto alla tv, nonostante il successo riscosso in Israele da cui abbiamo già importato il flop ‘Phenomenon’ della NBC”, il Wall Street Journal sottolinea come “dopo I Soprano e le sedute psicanalitiche di Tony, HBO ha trovato questa serie che potrebbe annoiare, ma non lo fa, mantenendo alta la vostra attenzione”. La rete, comunque, è convinta dell’investimento fatto, tanto da mettere gratuitamente online i primi 15 episodi dei 43, disponibili disponibili in streming su HBO.com, HBO On Demand, e, dopo la messa in onda, anche downloadabili da iTunes.
Ho voluto riportare il testo della recensione per far capire l'origine della serie.Per me è originalissima e molto profonda come serie.L'interpretazione di Byrne è eccellente e permette di entrare nelle storie con discrezione,scoprendole poco a poco,con rispetto.Eccellenti i dialoghi e l'approfondimento della psicologia dei personaggi.

Libri


Questo è un libro che consiglio a tutti quelli che intendono intraprendere un percorso "dentro di sè",che intendono approfondire certi aspetti,belli o brutti,della propria personalità.E' un libro talmente rivelatore di come si può vivere,di quale strada seguire,che diventa come una luce per chi dentro ha sempre saputo che quello era il modo giusto per affrontare le varie "tempeste"che la vita ci impone di affrontare,ma che comunque dando ascolto alla nostra voce interiore difficilmente rimarremo impantanati in situazioni di dolore.Che anzi il dolore serve per acuire la percezione di noi stessi,di quello che vogliamo e di come raggiungere il nostro equilibrio interiore.Pur essendo scritto da un brillante filosofo è un libro molto scorrevole,scritto con estrema semplicità.Lo devi assaporare poco alla volta perchè quasi ogni pagina ti impone una riflessione su te stesso e sulla fase della tua vita che stai vivendo.Ma ti arricchisce perchè solo capnedo meglio noi stessi possiamo capire meglio gli altri e soprattutto capire meglio chi è più o meno adatto a noi,come comunanza spirituale e sentimentale.

Storia


Hanno fatto scalpore le dichiarazioni della donna di uno dei leader della Banda della Magliana,riguardanti la morte di Emanuela orlandi.Tutti ricorderanno la storia di questa povera ragazza sparita misteriosamente e mai più ritrovata.Tutta Roma tappezzata di manifesti,la ricerca disperata dei genitori,della polizia,ma anche di persone comuni toccate dal dolore di questa famiglia.Un mistero rimasto intatto per anni al quale ogni tanto si aggiungevano voci,si aprivano squarci di verità,subito coperti dalle nebbie del tempo e dell'indifferenza.Cosa è cambiato adesso?E' cambiato che c'è un movente credibile per il rapimento.Che si è appreso il perchè,il probabile perchè,del rapimento di una ragazzina figlia dle postino del Papa,quindi nè una persona ricca,nè una persona potente,nè una persona ricattabile.Secondo le dichiarazioni della donna la famigerata Banda della Magliana aveva prestato una ingente quantità di miliardi alla banca vaticana non rivedendoli più.Per ritorsione il De Pedis detto "Renatino"fece rapire la Orlandi che era figlia ad una persona vicinissima e di stretta fiducia del Papa,che allora era Woytila,proprio per mandare un messaggio chiaro ed inequivocabile in tipico stile della banda,"noi non dimentichiamo".Narra che dopo alcuni mesi dal rapimento la Orlandi venne uccisa e gettata in una betoniera a Torvaianica,vicio Roma,in modo da far sparire le tracce del suo corpo.In questo modo si spiegherebbe il motivo del rapimento,il perchè del non ritrovamento del corpo,e il fatto che qualunque indagine seria abbia trovato sempre degli "ostacoli"sul suo cammino.La Banda era potentissima e controllava quasi tutto della vita di Roma,per cui non stupisce l'insabbiamento e il disvelamento della presunta verità solo a distanza di tanti anni.

Pensieri


Rileggendo alcune pagine di un libro bellissimo,che mi ha aiutato molto a capire me stesso in questa fase della mia vita(nulla succede per caso è il titolo),e una conversazione recente con una mia ex,mi hanno portato a certe riflessioni su di me e su certe mie esperienze.Questo libro parla di coincidenze e di sincronicità di eventi.Possibile che le tre donne che ho amato di più nel mio passato avessero caratteristiche simili?Tutte e tre donne in apparenza forti,determinate,possono apparire come sprezzanti di qualunque debolezza altrui.La prima era la leader della scuola,quella che intimoriva perfino i professori e la preside.La seconda la classica donna dedicata interamente alla professione,senza lasciare posto all'amore nella sua vita.La terza era stata la ragazza di un bulletto finito male che faceva il duro e dal quale aveva preso certi atteggiamenti violenti.Tutte e tre avevano storie in crisi.Tutte e tre in realtà erano fragilissime emotivamente.Tutte e tre molto intelligenti.Tutte e tre con un indubbio fascino personale.Ma la cosa che mi aveva fatto innamorare di ognuna di loro era la loro fragilità interiore che stimolava in me il desiderio di protezione,il desiderio di donare equilibrio e di risolvere traumi del passato.Tutte e tre con situazioni familiari dove i genitori erano praticamente inesistenti.Tutte e tre cresciute da sole e da sole vittime di esperienze brutte.Tutte e tre storie finite ma che "dovevano"finire una volta esaurito il mio compito.La cosa stranissima e che mi fa capire che il sentimento era vero e profondo e che,cosi come loro in me,anche io in loro, ho lasciato una traccia indelebile,è che malgrado la distanza(la prima vive negli States,la seconda a Roma ma è sempre in giro per il mondo,solo la terza vive nella mia città),e malgrado il tempo trascorso(oltre trenta anni con la prima,e venti con la seconda),c'è ancora un contatto,una comunicazione,uno scambio.Le prime due a distanza di anni mi hanno confessato che la storia con me modificò il corso della loro vita modificando la loro interiorità(non per merito mio ovvio,ma per merito del sentimento che vivevano e che probabilmente acuiva la loro lucidità),portandole ad un superamento di quella fase "transitoria"di debolezza nella loro vita,e al raggiungimento di una profonda consapevolezza di quello che erano e volevano come donne.Anche per me loro sono state determinanti.La prima mi ha aperto le porte dell'universo femminile nel senso vero e completo del termine,mi ha aiutato a comprendere che l'amore era ed è essenziale nella mia vita,mi ha fatto capire quanto poteva essere importante per me questo scambio continuo con l'universo femminile,a superare la mia inguaribile timidezza,ad acuire la mia sensibilità,ad imparare a vivere la sessualità con naturalezza.La seconda mi ha fatto capire per la prima volta quanto importante fosse per me il concetto di famiglia,avere una donna accanto e con lei costruire il proprio futuro(eravamo li li per sposarci).Mi ha fatto vedere in quale abisso profondo per eventi esterni potesse cadere e mi ha aiutato a tenderle la mano e fare in modo di ritrovare una serenità che l'accompagna ancora oggi nella sua vita.La terza mi ha fatto provare la gioia immensa della paternità e mi ha permesso,con una spietata autoanalisi,di ritrovare me stesso e superare la "mia"fase transitoria e capire quale è la mia vera strada.E' quella che mi ha permesso di effettuare queste riflessioni scritte sulle "coincidenze"di queste storie.Tutte e tre erano nate come amicizie.Tutte e tre mi hanno portato a vivere storie,a stare in luoghi,a trovarmi in situazioni,che mai avrei immaginato se avessi seguito il corso normale della mia vita.Capire il perchè succedano certi incontri,perchè certe storie finiscono,perchè malgrado tutto certi legami restino saldi,è un modo per capire meglio il proprio cammino e vedere con più chiarezza "la storia"della propria vita.Storia che è sempre in continua evoluzione ma che,anche nel presente,ti fa capire che certe caratteristiche di certi incontri siano sempre le stesse.Ogni persona,ogni amicizia,ogni nuovo amore,ogni conoscenza casuale,porta un mattoncino alla costruzione della casa che simboleggia la conoscenza di noi stessi.

sabato 21 novembre 2009

venerdì 20 novembre 2009

Sport


E' uno sport bellissimo.Ti fa stare a contatto con il cielo e il mare.Ti dona sensazioni molto intense quando il vento ti spinge a tutta forza e vedi l'orizzonte avvicinarsi sempre di più.Sei in mezzo agli elementi e impari ad assecondarli con dolcezza,a non opporti,perchè in questo modo loro ti guidano.Si pensa sia tipicamente estivo invece con l'apposita attrezzatura può essere praticato in tutte le stagioni.Non occorre particolare preparazione,solo molto equilibrio,e poi con la pratica si impara ad essere tutt'uno con la tavola e con la vela.

giovedì 19 novembre 2009

Poesie


Terra alla Terra
vieni su di me
voglio il tuo vomere
nella mia terra
fiorire ancora traboccando
e offrire il fiore a te
mio cielo in terra



patrizia valduga

Canzoni

mercoledì 18 novembre 2009

martedì 17 novembre 2009

Poesie


Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

~ Kahlil Gibran ~

Canzoni

lunedì 16 novembre 2009

Canzoni

Egittologia


Per mezzo delle tecniche molto avanzate di ricostruzione dei volti umani due ricercatori tedeschi,con un sofisticato procedimento,hanno ricostruito il "presunto"volto della Regina Nefertiti,moglie di Amenophis IV,famosa nei secoli per la sua straordinaria bellezza.La grande sorpresa è data dal fatto che le fattezze ricostruite dai due tedeschi sono notevolmente diverse rispetto a quelle del volto della statua che si trova a Berlino.L'immagine è molto più sensuale,quasi moderna,con zigomi alti e labbra piene.Bisogna ricordare che secondo molti testi Nefertiti proveniva dai Mitanni,quindi non era egizia,non aveva le fattezze tipiche delle donne egizie dell'epoca,ma somigliava più alle donne orientali.Da qui i suoi tratti molto delicati e la sua bellezza esotica allora considerata veramente qualcosa di eccezionale,degna di una Regina.

domenica 15 novembre 2009

Poesie


Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio
e non essere scaltri.

Vivere è amare la vita
coi suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.

Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole
vestite con frange di festa.

Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l'autunno
e non stancarsi d'amare.


Angelo Maria Ripellino

sabato 14 novembre 2009

Serie TV


Il Mostro di Firenze.
Sono andate in onda le prime due puntate di questa nuova serie tv.La ricostruzione dei fatti,per chi come me ha seguito la cronaca ed ha letto parecchi libri sull'argomento,è molto rigorosa.La sceneggiatura è ottima cosi come la Regia.Forse l'unica pecca è un po' il cast,qualche attore è un po' fuori ruolo.La storia intreccia due punti di vista.Quello di Renzo Rontini,padre di una delle vittime e indagatore implacabile per dare un volto all'assassino di sua figlia,interpretato da un eccellente Ennio Fantastichini.E poi il punto di vista delle indagini.Dal procuratore Vigna al magistrato Della Monica a Giuttari.La ricostruzione minuziosa delle indagini,dal primo omicidio del 68 fino via via a tessere la tela per arrivare agli ultimi,efferati delitti.E' sicuramente un modo nuovo di fare fiction (sul solco di "Romanzo Criminale"),e la tensione c'è ed è avvertibile,venendo immersi nel clima di terrore che veramente si doveva respirare in quei tempi in Toscana.

Canzoni

venerdì 13 novembre 2009

Pensieri


Il Vero Amore non ruba.
Il Vero Amore non nasconde.
Il Vero Amore non ossessiona.
Il Vero Amore non odia.
Il Vero Amore non deride.
Il Vero Amore non aggredisce.
Il Vero Amore non tenta di distruggere.
Il Vero Amore non ha maschere.
Il Vero Amore non idealizza.
Il Vero Amore non si ferma al desiderio.
Il Vero Amore non ti lascia mai solo.
Il Vero Amore non ti chiede mai "a cosa pensi"?.
Il Vero Amore non ti giudica.
Il Vero Amore non ti lascia mai senza un bacio o una carezza.
Il Vero Amore non ti usa e ti getta via.
Il Vero Amore non ti spegne dentro.
Il Vero Amore non ti umilia.
Il Vero Amore non ti porta dolore e lacrime.
Il Vero Amore non sta più nel buio del passato.
Il Vero Amore è la luce del presente che mi scalda il cuore.

Poesie


Piove

Piove, e se piovesse per sempre
sarebbe questa tua carezza lunga
che si ferma sul petto, le tempie;
eccoci, luccicante sorella,
nel cerchio del tempo buono, nell’ora
indovinata
stiamo noi, due sguardi versati in un corpo,
uno stare senza dimora
che ci fa intangibili, sottili come un sentiero
di matita
da me a te né dopo né dove, amore,
nello scorrere
quando mi dici guardami bene, guarda:
l’albero è capovolto, la radice è nell’aria.



Pierluigi Cappello
Mandate a dire all’imperatore
Crocetti Editore 2009

Canzoni

Canzoni

giovedì 12 novembre 2009

Storia


All'indomani delle manifestazioni pacifiche avvenute nel giugno 2009 a Teheran per la verifica del risultato delle elezioni,vinte da Ahmadinejad,sospettato di brogli,ecco che le Guardie della Rivoluzione,l'èlite delle forze di polizia iraniane,cominciano una serie di azioni repressive contro i manifestanti.Emblematica la scena,ripresa da un telefonino,della morte della diciannovenne Neda,immagine che poi ha fatto il giro del mondo come simbolo della brutalità della repressione di quel regime antidemocratico.La colpa di Neda?Riprendere le immagini della manifestazione con il suo cellulare,essere truccata,essere donna,questo è bastato per far decidere al cecchino la sua esecuzione.Ma quello che è più terribile è quello che non si sa,o meglio che si è cercato di nascondere,vale a dire le centinaia di persone scomparse durante e dopo la manifestazione e mai più ricomparse vive.La storia di Taraneh è la più straziante.Ventottenne studentessa universitaria è stata rapita nel corso della manifestazione e portata nell'ospedale intitolato a Khomeini,che poi si rivelerà vero centro di torture e morte per i manifestanti sfortunati portati li.Taraneh fu torturata,seviziata,violentata ripetutamente e più volte al giorno per dieci giorni.E' morta per una emorragia dovuta allo sfondamento dell'utero e dell'ano.Il suo cadavere per metà bruciato è stato ritrovato quindici giorni dopo in una fossa lontano da teheran.La colpa di Taraneh per il regime?La stessa di Neda,essere donna,essere bella,essere libera dentro,volere un Iran libero dalle imposizioni religiose e da quel clima opprimente che rende infelici le persone.Hanno cercato di annientarla nel corpo visto che nello spirito non ci sarebbero mai riusciti.Hanno cercato invano di deturpare la sua bellezza non capendo che quella era solo il riflesso della sua "luce interiore".

Comicità

Canzoni

Televisione


Ieri sera,su Raitre,lo speciale di Roberto Saviano" Dall'inferno alla bellezza",mai titolo fu più esplicativo del senso vero della trasmissione.Una trasmissione bellissima,imperdibile,intensa,commovente,piena di rabbia,di dolore,ma anche di informazioni,di speranza,di voglia di continuare a cambiare le cose,di messaggi positivi,di umanità,di sensibilità.Viene citato Keats all'inizio,in una sua poesia si dice che l'uomo deve tendere alla ricerca della bellezza perchè solo attraverso la scoperta della bellezza può giungere alla verità.Saviano conferma questa tesi dimostrando che dove non c'è bellezza,dove non c'è verità,dove non c'è umanità,c'è solo l'inferno,un inferno artificiale creato dalla debolezza degli uomini,dal potere,dalla loro paura delle persone veramente libere.Strazianti i casi e le immagini delle morti di Neda e Taraneh durante la rivolta pacifica in Iran.Sconvolgenti le testimonianze della Politovskaya sui massacri in Cecenia da parte dei russi e la sua descrizione dell'inferno di Beslan.Descritto con minuzia di particolari il saccheggio di una oasi felice come Castelvolturno,fino ad arrivare agli episodi di cronaca della strage dei sei nigeriani e la rivolta di tutti gli africani che vivono li contro la camorra.Duro il racconto della vita nei gulag di Salamov,dove la vita non contava nulla e l'unica cosa che ti spingeva a resistere era quella di non cedere la tua anima ai tuoi oppressori.Tante storie,piccole e grandi,narrate da Saviano con uno stile asciutto ma piene di vero senso di umanità,perchè alla fine il bello lo si trova nelle persone,tra le quali lui,che lottano sempre perchè la verità ci allontani sempre più dall'inferno.

mercoledì 11 novembre 2009

Canzoni

Dedicato a.....Federico



Ricordo ancora il giorno della tua nascita.Era un venerdi,lo ricordo bene perchè ero in edicola e alle nove del mattino ricevo una telefonata da parte dell'ostetrica che mi dice che la madre è già in sala parto,di affrettarmi se volevo assistere al parto.Il venerdi per chi faceva questo mestiere era il giorno peggiore,montagne di merce in arrivo,altrettante in resa,tanta gente come affluenza.Insomma,chiudo tutto senza pensarci su,attacco un cartello davanti "chiuso per maternità"e corro verso l'ospedale infantile.Fuori temperatura sottozero,bora a 100 all'ora,nevischio che scendeva lentamente.Il custode che non voleva farmi entrare,per poco non butto giù l'asticella.Corro e arrivo ad una entrata laterale.Una infermiera gentile al volo mi dà copriscarpe,mascherina e tuta e mi fa entrare in sala parto.Mai avrei voluto lasciarla sola.Passa pochissimo tempo,una mezz'ora,ed ecco spuntare una testolina piena di capelli scurissimi,una emozione fortissima,un miracolo della natura,una altra spinta e viene fuori come un razzo.Mi fanno tagliare il cordone ombelicale,vedo che tutto è a posto sia per la mamma che per il bimbo,me lo lasciano portare al peso e al controllo,lo tengo come fosse di cristallo tanto è piccolo e delicato.La gioia di quel momento è incredibile,avrei saltato e ballato per i corridoi,ma dovevo fare il papà composto.Tanti altri ricordi si sono accumulati nel corso del tempo, nella mente e nel cuore di papà, perchè Federico è veramente speciale,per la sua intelligenza,per la sua generosità,per la sua bontà d'animo.Papà ti ha amato fin dal primo istante della tua vita e ti amerà sempre.

domenica 8 novembre 2009

Poesie


Ora so


Notti fredde come il gelo
una casa
una stanza
testimoni della nostra dedizione
e fuori
il vento che soffiava
portandoci via
l'eco di due anime in comunione.
Fluiva il tuo piacere nell'aria
e il tuo corpo trasudava soddisfazione
i tuoi dolci sospiri erano droga
che ubriacava i miei sensi
in te riposò il mio desiderio
e i miei occhi meravigliati
contemplavano la tua estasi
come tiepide onde
bagnando la mia spiaggia.
Io ero legna secca
e tu fuoco avvolgente
che consumò la mia ansietà
io avevo sete
e tu mi donasti te stessa da bere
io ti sentivo fluire in me
e come fiore al sole
i tuoi petali si aprirono
per ricevere il mio calore.
Io ascoltavo il silenzio delle tue labbra
e mi chiedevo chi sei?
Frutta verde che maturò con il tempo
pioggia di maggio che fa fiorire la terra
chi sei?
Che con i tuoi baci incendi la mia passione
mi porti in cielo
e mi imprigioni nel tuo universo.
Ho amato la tua sensibilità
ho amato il tuo mondo interiore
ho amato il tuo corpo
in notti fredde come il gelo.
Chi sei
ora lo so.

sabato 7 novembre 2009

venerdì 6 novembre 2009

Poesie


Gatto - Barbara Simoncini

Stai lì.
Estatico
Ti fissa Rapito Stupito.
Piccola e maestosa piramide
(chissà cosa pensi, mia creatura)
Poi, d'un tratto,
si alza sornione flessuoso
perduto in altri pensieri.
Mio grande amore
(chissà se lo sai)
Ti amo e ti interrogo
luce della solitudine del mio spirito.
Al mio gatto, a tutti i gatti

Canzoni

giovedì 5 novembre 2009

Storia


Cavallo Pazzo, in inglese Crazy Horse, in lingua lakota Tashunka Uitko o Tashunka Witko a seconda delle traslitterazioni (data di nascita sconosciuta, probabilmente nei primi anni 1840[senza fonte] – Fort Robinson, 5 settembre 1877), era un nativo americano della tribù degli Oglala Lakota (Sioux).

Tecnicamente, in lingua lakota, Crazy Horse, è Tašunka Witko. Ormai è di abitudine, anche negli Stati Uniti, chiamare il condottiero Oglala Tašunka Witko, erroneamente però, giacché la versione corretta è Tašunka Witko, dove il ta- iniziale di Tašunka rappresenta il pronome possessivo "suo" e di conseguenza la traduzione del nome è: "Il suo cavallo è pazzo".

Negli anni giovanili era conosciuto anche come riccetto o ricciuto a causa dei capelli particolarmente ricci e di colore castano chiaro (cosa rarissima tra i nativi americani).

Personaggio leggendario cui sono attribuite imprese memorabili e fantastiche, come quella che lo voleva invulnerabile ai proiettili o che narrava che il suo spirito aleggiasse ancora tra le tribù dei pellerossa.



Nato nelle Black Hills (Paha Sapa in lingua lakota), presumibilmente intorno a metà anni '40, si salvò dalla distruzione del proprio villaggio ad opera dei soldati federali. Probabilmente a causa di questo trauma, da adulto, giunto alla guida dei Sioux Oglala, fu molto attivo nella resistenza allo sterminio dei nativi d'America da parte dei soldati federali statunitensi.

Cavallo Pazzo guidò, assieme a Toro Seduto, i 1.200 guerrieri che nella battaglia di Little Bighorn, il 25 giugno 1876, massacrarono i 250 cavalleggeri dell'esercito USA, guidati dal Ten. Col. George A. Custer, riportando pochissime perdite.

Il successo indiano fu però di breve durata: i federali si ripresero subito dal colpo e nello stesso anno registrarono importanti successi. Il 6 maggio 1877 Cavallo Pazzo alla testa di 900 Oglala stremati dalla fame e dalla fuga, si consegnò al tenente Philo Clark comandante di Fort Robinson. Morì poco prima della mezzanotte del 5 settembre 1877, ferito a morte con una baionetta, alla presumibile età di trentasette anni.

L'intera vita di Cavallo Pazzo acquistò presto contorni mitici. Sulla sua morte ci sono diverse versioni: alcune fonti indicano che sarebbe stato ucciso dalla baionetta di un soldato dopo essersi arreso con la sua tribù, altre fonti ancora narrano che Cavallo Pazzo, nel mese di settembre del 1877, avrebbe lasciato la riserva senza autorizzazione per accompagnare sua moglie malata dai genitori e il Generale George Crook, temendo che tentasse un ritorno alla battaglia, ne avrebbe ordinato l'arresto.

Cavallo Pazzo inizialmente non avrebbe opposto resistenza ma, resosi conto che lo stavano conducendo ad una prigione, avrebbe cominciato a lottare con le guardie: mentre veniva trattenuto da un uomo della polizia indiana che lo scortava, Piccolo Grande Uomo (suo vecchio amico), un soldato semplice di nome William Gentiles lo avrebbe colpito alla schiena con una baionetta, ferendolo a morte.

A Cavallo Pazzo è dedicato il Crazy Horse memorial, in costruzione in South Dakota.
"Hoka Hey!"



Il grido di guerra di Cavallo pazzo era Hoka Hey! È un buon giorno per morire!, che suona come Andiamo uomini. È un buon giorno per morire!. A causa di ciò il motto Hoka Hey viene utilizzato, impropriamente, come se fosse la traduzione della seconda parte della frase ad esempio dagli appartenenti all'esercito americano. Il motto è stato in seguito utilizzato in Star Trek come proverbio Klingon, acquisendo notorietà, ed è in seguito comparso in diversi film tra cui Linea mortale con Kevin Bacon e in Piccolo grande uomo con Dustin Hoffman. Inoltre, viene usato come citazione in diversi videogiochi relativi al mondo di Star Trek e di Starcraft.

Il motto "Hoka Hey!" è utilizzato anche dal cantante comasco Davide Van De Sfroos come titolo di una sua canzone, che parla del massacro di Sioux nel famoso eccidio di Wounded Knee.
Curiosità:

"Crazy Horse" è il nome dato a una band nata nel 1969 di musicisti scelti da Neil Young come supporto nella realizzazione di album in studio e nelle varie tournée; la collaborazione, molto stretta, continua tutt'ora. Il nome del gruppo testimonia la vicinanza che il cantautore canadese ha mostrato da sempre nei confronti della storia e della cultura delle popolazioni degli Indiani d'America.
Cavallo Pazzo è il titolo di un album del 2007 e di una canzone del cantautore padano Sergio Bassi dedicata al grande guerriero Oglala Lakota.
Cavallo Pazzo è il soprannome di uno dei soldati descritti da Oriana Fallaci nel suo libro Insciallah