domenica 28 febbraio 2016

Libri






Negli anni Sessanta, le due band più famose del pianeta, i quattro bravi ragazzi di Liverpool e i cinque cattivi ragazzi di Londra, diedero vita a uno scontro epico. Sia i Beatles che gli Stones ci tenevano a sottolineare che non erano realmente rivali – era solo un mito creato dai media, dicevano educatamente – ma che fossero in competizione è difficile negarlo. Su questo e su altro, Beatles vs Stones è una miniera di rivelazioni. McMillian racconta come l’industria discografica contribuì a costruire la rivalità tra i due gruppi, nei suoi sforzi per trasformare i Beatles e i Rolling Stones in macchine per far soldi. La scelta fu di commercializzare i Beatles come ragazzi affabili e per bene, quando in realtà venivano dai quartieri poveri di Liverpool, mentre agli Stones, che erano cresciuti quasi tutti nei sobborghi residenziali della capitale inglese, fu assegnato il ruolo dei soggetti estremi e pericolosi. Sul piano della vendita dei dischi, i Beatles non hanno mai avuto rivali, ma gli Stones avevano più credibilità presso le tipologie ‘giuste’ di fan. Successivamente, i Beatles abbracciarono il Flower Power, mentre gli Stones si schierarono per breve tempo con gli ambienti militanti della nuova sinistra: da quel momento scrittori e storici non hanno fatto altro che associare i Beatles con l’idealismo impalpabile degli anni Sessanta ‘buoni’ e raffigurare gli Stones come esponenti degli anni Sessanta ‘cattivi’, pericolosi e nichilisti.

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