sabato 31 agosto 2013

Film








Visto con i miei figli che si sono molto divertiti!
Turbo non è come le altre lumache. Non ha paura del bambino della casa nel cui giardino vive con la comunità di suoi pari, non è soddisfatto del lavoro alla piantagione di pomodori e non ama la filosofia di fuga da ogni problema che propugnano le altre lumache, lui sogna le corse automobilistiche, la velocità e il brivido della conquista dei sogni più sfrenati, come gli insegna il suo idolo: il pilota Guy Gagné.
Un giorno un incidente lo avvicinerà ai suoi sogni. Finito sul cofano di una macchina da corsa sarà risucchiato nel motore e immerso nella Nitro iniettata per fare da propulsore. Da quel momento Turbo diventa l'unica lumaca al mondo in grado di muoversi alla velocità di una macchina da corsa.
Film come Turbo alimentano la storia della Dreamworks come una di continui inseguimenti e di complessi d'inferiorità. Se lo studio d'animazione guidato da Jeffrey Katzenberg è stato capace di grandi colpi e ottime idee come Kung fu panda, I Croods e Dragon Trainer, è anche indubbio che molto spesso si sia rifugiato in film come Turbo, che sembrano guardare con ammirazione le trovate della rivale Pixar.
La storia della lumaca che non voleva essere come le altre, che insegue un sogno apparentemente inconciliabile con la propria natura, che ha una figura di riferimento in grado di alimentare la propria aspirazione e che finisce per far parte di quell'ambiente cui aspirava nella più paradossale delle maniere, ricorda molto da vicino la parabola di Ratatouille senza averne però la potenza e la forza gentilmente eversiva, mentre alcune trovate (il bambino malvagio poi punito, il ritrovarsi soli davanti a un ristorante) ricordano quelle di Toy Story.
In anni in cui il cinema d'animazione è cresciuto fino a tracimare dai confini dorati in cui l'aveva rinchiuso il monopolio Disney, per conquistare più pubblici, più riconoscimenti e più significati, Turbo è un atto di pigrizia, un cartone pensato per essere canonico e non stupire (caratteristiche che potrebbero tuttavia dargli il successo al botteghino), immaginato per piacere al pubblico più infantile senza fare lo sforzo di soddisfare anche le domande e i bisogni che questo non è in grado di esprimere e ripiegato su un immaginario molto banale, ovvero quella tipica traduzione che i cartoni per l'infanzia fanno delle dinamiche del mondo umano nella "società" dei personaggi usati, in questo caso la società delle lumache descritta secondo i canoni della nostra.
Fermo restando che il gradimento da parte del pubblico d'elezione di questo tipo di cinema, i bambini, segue spesso strade che Turbo batte con cognizione di causa e proprietà di linguaggio (non stupire in nessuna maniera è una di queste), rimane il fatto che avendo ormai scoperto che i cartoni, pur mantenendo il loro potenziale d'intrattenimento, possono lasciar passare in maniera sottile idee e valori più raffinati e complessi di quelli di una volta, è difficile tornare indietro e guardare con la medesima benevolenza operazioni più semplicistiche e vecchio stampo.

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