domenica 17 maggio 2015

Cinema






Nella Virginia dei primi anni del proibizionismo i tre fratelli Bondurant distillano e vendono clandestinamente alcolici, prima fuori città, senza immischiarsi con i gangster che si ammazzano tra loro per le strade, poi alzando il rischio e il tenore degli affari, quando anche il più giovane dei tre, Jack, trova il coraggio che inizialmente sembrava non avere. L'arrivo da Chicago di Charlie Rakes, rappresentante della legge corrotto e feroce, mette però i fratelli Bonduant sulla strada di una guerra inevitabile e all'ultimo sangue.
L'australiano John Hillcoat, in coppia con Nick Cave alla sceneggiatura, gioca a fare l'americano, con un western tratto dal romanzo di Matt Bondurant, nipote del vero Jack; un libro che non è mai diventato un caso letterario e, per una volta, s'intuisce anche il perché. A salvare il film dal ridursi ad essere una tiritera di vendette e controvendette che procedono senza troppo ritmo verso il faccia a faccia più scontato, è soltanto la presenza di un manipolo di attori bravi e carismatici, da Tom Hardy a Jason Clarke a Guy Pearce. La loro presenza scenica anima una serie di personaggi bidimensionali, che sembrano fare il verso a quelli di Nemico Pubblico (e non solo loro, c'è anche il dono del vestito e molto altro): peccato che il paragone con Mann non si ponga proprio. Non c'è dubbio, tuttavia, che l'intento di Hillcoat fosse esattamente quello di fare un gangster movie, mascherato dalle strade di campagna, dalla parrocchia della piccola setta e da una versione appena più moderna del classico saloon.
Il film procede non senza coinvolgere, lungo un binario narrativo usato ma non usurato, però la voice over che introduce e commenta è letteraria e debole, come la leggenda famigliare che vorrebbe i Bondurant immortali, e, non fosse per le scene in cui scorre copioso il sangue, il tutto rimarrebbe piatto e ordinario, quando non colpevolmente calligrafico.
Lo spettacolo è assicurato ma, a differenza delle precedenti prove del regista, non lascia alcun pensiero o emozione che travalichi il tempo del film. Se non la convinzione che si tratti del divertissement americano di un pool di talenti australiani qui piuttosto sprecati, che serve giusto la visibilità delle star in scena e la curiosità di chi non chiede di più.


Marianna Cappi

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