mercoledì 18 aprile 2012

Libri


Ci sono libri che galleggiano in noi molto tempo dopo averli finiti,ci accompagnano nel nostro cammino quotidiano lasciando strie di riflessioni profonde.Questo libro appartiene a questa categoria,che poi è tipica dei grandi libri,dei libri che non ci immergono solo in una storia,ma ci portano ad una riflessione continua e costante sulla nostra vita facendoci specchiare nelle vicissitudini occorse ai protagonisti.Gregorius è un filologo svizzero,coltissimo ma opaco,professore in un liceo,lasciato dalla moglie,vive per l'insegnamento,per lo studio dei suoi amati libri di lingue antiche,e per una ristrettissima cerchia di amicizie.Mai figura sarebbe più anonima di questa e avrebbe una vita più scialba della sua,ma come insegna Kafka è nell'ordinario che in un lampo del destino accecante esplode lo straordinario,qui rappresentato dall'incontro fortuito con una ragazza portoghese che tentava il suicidio.Il gesto estremo,la lingua dolce e melodiosa,la figura femminile che incarna la fragilità,la disperazione,la solitudine estrema,tutto congiura affinchè nel professore si apra una crepa esistenziale che lo porterà a ribaltare tutta la sua vita,grazie anche ad una biografia di un medico portoghese,trovata per caso in una libreria di sua fiducia.Decide di seguire le tracce di Amadeu,medico rispettato e famoso di Lisbona e inseguendo questa sorta di "fantasma" in realtà cerca sè stesso e come in tutti i viaggi non conta tanto la mèta raggiunta quanto il cambiamento interiore che produce.E qui più che un cambiamento c'è un terremoto che trasforma,anche fisicamente,nel vestire,nei modi,nei posti frequentati,il professore,che diventa un indagatore feroce di ogni elemento che riguardi la figura straordinaria del medico portoghese.Sfilano personaggi che avvicinano sempre più Gregorius alla verità degli accadimenti,ma soprattutto alla verità su sè stesso,ed è,secondo me,la parte più felice di questo straordinario libro,attraverso la lettura degli stralci di Amadeus si registrano a margine annotazioni di Gregorius che sono come dei fulmini che squarciano le riflessioni del lettore fin li abbarbicato sull'albero delle proprie meditazioni."La vita non è ciò che viviamo,è ciò che ci immaginiamo di vivere",quanta verità c'è in questa frase?C'è una vita intera e non solo del protagonista del romanzo,ma anche in tutte le vite di ogni essere.La storia potrebbe essere rappresentata visivamente come un nucleo infinito di cerchi che girano a spirale,c'è il cerchio del viaggio,c'è quello della ricerca di sè,c'è quello dell'indistruttibilità dell'amicizia,c'è quello della colpa,c'è quello del rimorso,c'è quello dell'amore,c'è quello della passione,c'è quello degli scacchi,c'è quello dei libri,ci sono le metafore avvincenti sui difetti della vista come difetti di percezione della realtà,la metafora del dottore che,per dovere e per coscienza deve salvare l'aguzzino del suo popolo durante la dittatura,c'è quella della gloria e dello sputo in faccia,quella della giovinezza che sfida con un pamphlet arguto i dogmi della cattolicità,quella della coscienza del proprio destino,quella del rapporto stringente con le donne madri,sorelle,mogli,amanti,c'è la metafora del rapporto tra il figlio ribelle e il padre vecchio e malato.Un affresco completo che fa di questo libro un'infinità di libri,di un regalo, un cristallo che emana luce continua.

2 commenti:

  1. Bellissima recensione, Stefano. Molto intensa. Dopo averla letta vien voglia di correre a comprare il libro e tuffarcisi dentro.
    Penso che La Feltrinelli busserà, molto presto, alla mia porta :)

    RispondiElimina
  2. Sono sicuro che ti può piacere Anto,per la storia e per come è meravigliosamente scritto....

    RispondiElimina