mercoledì 1 agosto 2012

Scienza






NEW YORK – La fine della Terra non è proprio dietro l'angolo, ma due scienziati sono riusciti a fissarne la data. Tra 7,59 miliardi di anni il nostro pianeta morirà, inghiottito da un sole sempre più infiammato e rosso che lo attrarrà inesorabilmente fuori della sua orbita, condannandolo alla fine. È la catastrofica tesi che emerge da uno studio condotto da due astronomi, Klaus-Peter Schroeder dell'Università di Guanajuato in Messico e Robert Connon Smith dell'Università di Sussex in Inghilterra, pubblicato sulla prima pagina del New York Times.

FUORI ORBITA - La loro ricerca che sta per essere pubblicata sull'inglese Monthly Notices of the Royal Astronomical Society giunge ad una conclusione sconcertante: la terra uscirà dall'orbita tra 7,59 miliardi di anni a causa della incontenibile attrazione magnetica del sole, sempre più "congestionato e rosso", e morirà di una morte "rapida e vaporosa". «Del pianeta, alla fine, non rimarrà neppure un frammento», scrive il New York Times che descrive lo studio come «l'ultima e la più pessimista puntata di un dibattito sul futuro del nostro pianeta». Soltanto l'anno scorso gli scienziati teorizzarono la sopravivenza della Terra, anche dopo il decesso del sole, quando lo scienziato italiano Roberto Silviotti dell'osservatorio di Capodimonte, scoprì un pianeta gigante che orbitava attorno ad una stella morta nella costellazione di Pegaso.

COLONIZZARE LA GALASSIA - «È una scoperta un po' deprimente - ha commentato il professor Connon Smith - Ma la possiamo interpretare anche in un altro modo: può essere un incentivo per l'umanità a cercare il metodo per lasciare il pianeta e colonizzare altre aree nella galassia». Per quanto riguarda l'attaccamento sentimentale a certe bellezze geografiche della Terra, ha precisato: «È bene ricordare che l'impatto dell’India con il continente asiatico che ha dato vita alla catena dell'Himalaya risale a una sessantina di milioni di anni fa. Un battito di ciglia – afferma – se paragonato ai miliardi di anni di cui stiamo parlando».

ESPANSIONE - A condannare la Terra, secondo la teoria dell'evoluzione stellare, è il fatto che il sole si sta espandendo gradualmente, diventando più grande e luminoso. Basta pensare che il suo bagliore nei primi 4 miliardi e mezzo di anni di vita è cresciuto del 40%. «Tra un miliardo di anni il sole sarà almeno 10 volte più ampio e lucente di quanto non sia oggi», teorizza lo studio, «Facendo evaporare oceani e continenti. Persino Mercurio e Venere saranno inghiottiti e scompariranno».

GIGANTE ROSSO - Proprio in quel periodo terminerà il «carburante» del sole, cioè l'idrogeno del suo nucleo e per questo motivo comincerà ad alimentarsi con l'idrogeno dei suoi raggi. Questo comporterà una espansione gassosa di incredibili proporzioni. Mentre il nucleo si contrarrà, riducendo la massa, i raggi esterni si espanderanno fino a trasformare l'attuale motore del sistema solare in un gigante rosso 250 volte più grande di oggi.

L’unica via di salvezza per gli androidi, gli scarafaggi o chiunque abiti la terra tra un miliardo d’anni? «Spostare l’orbita della Terra, per allontanarla dal sole», rispondono Don Korycansky e Gregory Laughlin, autori di uno studio realizzato nel 2001 che teorizza l'insolita scappatoia per la sopravvivenza del Pianeta. Ma i rischi sono enormi. «Basterebbe un piccolo errore di calcolo per farla scontrare accidentalmente con un asteroide o cometa», è costretto ad ammettere Laughlin, «E se si dovesse allontanare troppo dal sole, potrebbe cadere in un inverno senza fine e morire comunque».

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