giovedì 3 gennaio 2013

Cinema









Ex uomo della CIA, Bryan Mills è obiettivo della vendetta di un gruppo di criminali albanesi, imparentati con i rapitori uccisi per sua mano nella liberazione della figlia Kim qualche tempo addietro. Quella che poteva essere una rilassante vacanza ad Istanbul, per l'esperto agente in pensione, per l'ex-moglie Lenore e per la risoluta figlia, si trasformerà in una nuova caduta nell'incubo tra scontri a mani nude, pallottole, bombe, sevizie e corse in automobile per i vicoli della città turca.
Attore capacissimo col difetto di accettare troppi ruoli, Liam Neeson torna a vestire i panni del padre premuroso e dotato di un “particolare set di competenze” per far soffrire chiunque provi a minacciargli gli affetti nel sequel del (troppo) fortunato Io vi troverò. La formula rimane pressapoco la stessa del titolo del 2004 – sebbene qui la violenza sia un po' più smussata – così come la faccia tosta nell'ostentare una grossolanità che può divertire i fan di certo cinema americano anni Ottanta quanto irritare tutti gli altri. Storia di vendetta al quadrato basata su un programmatico schematismo, quasi si trattasse di un cartone animato per spettatori adulti, non fornisce alcuna deviazione rispetto ad una successione chiarissima già dall'inizio. Qualche tocco ironico, soprattutto nel descrivere la gelosia di un padre verso la figlia fidanzata ad un ragazzo dai lineamenti puliti, e un interprete capace non salvano di certo la pellicola da una prevedibilità rotta solo dall'uso espressivo della macchina da presa nelle sequenze d'inseguimento in macchina o negli scontri corpo a corpo. Se la dinamica filmica funziona – sia sufficiente notare l'articolazione dei diversi piani di ripresa, i tagli improvvisi, le velocità differenti impiegate nelle scene action più spinte –, a latitare è l'interesse verso una vicenda capace di muoversi solo attraverso il meccanismo di azione/reazione. Anomalo a partire dalla sua apolidità, dopotutto si tratta di una produzione francese che fa di tutto per sembrare americana, Taken 2 – La vendetta è ancora una volta un film sulla famiglia, vista come nucleo sacro e da proteggere sopra ogni cosa (differentemente dal primo capitolo, qui, anche l'ex moglie Lenore è un personaggio positivo e ben disposto a rinsaldare l'unità della coppia). Sotto alla sommaria descrizione dei cattivi, capitanati da un distratto Rade Šerbedžija, non è difficile leggere una più che fastidiosa vena xenofoba. Impegnato nella produzione, in coppia con Michael Mandaville, e nella stesura della sceneggiatura, insieme a Robert Mark Kamen, l'eclettico Luc Besson conferma di non badare tanto per il sottile, soprattutto quando si tratta di lasciare la regia ad altri, in questo caso ad Olivier Megaton, uomo di fiducia della factory già firmatario di Transporter 3, Colombiana e Exit.

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