sabato 31 agosto 2013

Film







In quattro capitoli il film riassume gli ideali estetici e lo stile di vita cui si sono ispirati l'esistenza e l'opera di Yukio Mishima, il grande scrittore giapponese, che tragicamente si dette il suicidio il 25 novembre 1970, dopo aver sequestrato il comandante di una guarnigione ed aver arringato la truppa. "La bellezza", tratto dal romanzo "Il padiglione d'oro". Questo splendido esempio di architettura affascina in tal modo un giovanotto, da renderlo non solo balbuziente, ma anche incapace del più naturale atto dell'amore. Per essere finalmente libero ed uguale agli altri, il tempio dovrà essere distrutto. "L'arte", ispirato alla "Casa di Kioko". Osanu, attore assai compiaciuto di sé, è in disaccordo con la madre per questioni di denaro. A letto con la sua donna (Mitsuko), Osamu detesta il proprio corpo e pensa che solo lo sport gli consentirà di conseguire la perfezione fisica ed una compiuta bellezza: dopo di che non gli resterà che attingere il vertice con il suicidio. Ma cedendo alla donna (e con ciò verrà cancellato il debito della madre verso di lei) egli scoprirà che il proprio corpo è stato per sempre deturpato. "L'azione", dal romanzo "Cavalli in fuga". Isao è un giovane cadetto ed esperto di "kendo" (una delle arti marziali che impugna la spada), dedito anima e corpo al culto dell'Imperatore. Con i compagni egli decide di eliminare dalla Nazione il capitalismo che l'ha snaturata e degradata. Ma la cospirazione viene scoperta ed Isao con gli altri è torturato. Evaso dalla prigione, egli ucciderà un uomo politico, per poi suicidarsi in riva all'acqua, nel più puro stile della tradizione dei samurai. "Armonia tra penna e spada". Si realizza l'apice della attività artistica e letteraria di Mishima e l'atto conclusivo della sua vita di uomo d'azione, una vita praticamente votata all'idea dell'Imperatore e della Morte. Dopo essere penetrato, accompagnato da tre adepti del corpo militare da lui fondato, nella sede di un commando dell'esercito, Mishima arringa i soldati, richiamandoli alle più pure tradizioni della Patria ed alla più cieca fedeltà al Sovrano, reagendo al degrado dei costumi e della stessa società nipponica. Schernito dalla truppa e ritiratosi dal balcone nell'ufficio del comando dove il generale è stato imbavagliato ed i propri fedeli si sono asserragliati, Mishima si toglie la vita.

Poesie







Io che non ho mai avuto un lavoro
che davanti a qualsiasi avversario mi sono sentito debole
che ho perso i migliori titoli per la vita
che appena arrivo in un posto già voglio andarmene (credendo che cambiarmi sia una
soluzione)
che sono stato anticipatamente rifiutato e preso in giro dai più adeguati
che mi accosto alle pareti per non cadere del tutto
che sono oggetto di scherno per me stesso che credetti
che mio padre fosse eterno
che sono stato umiliato dai professori di letteratura
che un giorno ho chiesto in che potevo aiutare e la risposta fu una risata
che non ho potuto mai mettere su casa, né essere brillante, né trionfare nella vita
che sono stato abbandonato da molte persone perché quasi non parlo
che mi vegogno delle cose che non ho fatto
che è mancato poco che mi mettessi a correre per la strada
che ho perduto un centro che mai ho avuto
che sono stato deriso da molti perché vivevo nel limbo
che non ho mai incontrato qualcuno che mi sopporti
che ho vissuto in modo che l’anno prossimo sarò molte volte beffato nella mia ridicola bizione
che sono stanco di ricevere consigli da altri più letargici di me («Lei vive fra le nuvole, impari, vivere, si svegli»)
che non potrò mai viaggiare in India
che ho ricevuto favori senza dare nulla in cambio
che mi lascio spingere dagli altri
che non ho una personalità né voglio averla
che tutto il giorno reprimo la mia ribellione
che non sono andato a fare la guerriglia
che non ho fatto nulla per il mio popolo
che non sono del FALN e mi dispero per tutte queste cose e per altre la cui enumerazione
sarebbe interminabile
che non posso uscire dalla mia prigione
che sono stato considerato inutile da tutte le parti
che in realtà non mi sono potuto sposare né andare a Parigi né avere un giorno sereno
che non voglio riconoscere i fatti
che blatero sempre sulla mia storia
che sono imbecille e più che imbecille dalla nascita
che ho perso il filo del discorso che svolgevo dentro me stesso e non ho potuto ritrovarlo
che non piango quando sento il desiderio di farlo
che arrivo sempre tardi
che sono stato rovinato da tanti vai e vieni
che ho bramato l’immobilità perfetta e la fretta impeccabile
che non sono quel che sono né quel che non sono
che alla fin fine ho un orgoglio satanico anche se a certe ore sono stato umile fino a guagliarmi a una pietra
che ho vissuto quindici anni nello stesso cerchio
che mi sono creduto predestinato per qualcosa d’altro fuori dal comune e non ho ottenuto niente
che non indosserò mai una cravatta
che non trovo il mio corpo
che ho percepito lampi della mia falsità e non ho potuto demolirla, spazzare via tutto e creare alla mia indolenza, dal mio
galleggiamento, mi ha deviato una freschezza nuova, e ostinatamente mi suicido a portata di mano
mi alzerò dal suolo più ridicolo che mai per continuare a burlarmi degli altri e di me stesso fino al giorno del giudizio finale.



Rafael Cadenas


Canzoni

Serie tv







Frasier è una sitcom statunitense prodotta dal 1993 al 2004, spin-off di Cin Cin. La serie racconta le avventure dello psichiatra radiofonico Frasier Crane, che vive a Seattle insieme al padre Martin, ex poliziotto andato in pensione, e a Daphne, fisioterapeuta e infermiera del padre, di cui Niles – fratello di Frasier, anche lui psichiatra – è invaghito.
Il ritmo della serie e le battute sarcastiche l'hanno reso uno degli show storici e più amati della televisione americana. Detiene il record di Emmy Awards vinti (37), di cui ben 5 (anch'esso un record) nella categoria miglior serie TV commedia (consecutivamente dal 1994 al 1998).Finalmente divertimento sano e intelligente senza volgarità,banalità e stupidità,una boccata d'ossigeno in mezzo a tanto grigiore comico.




Film






Visto con i miei figli.
Michael Wazowski ha sempre saputo che sarebbe diventato uno spaventatore e per questo, fin da quando era un piccolo mostro, ha coltivato con costanza il sogno di iscriversi alla Facoltà di Spavento della Monsters University. Peccato che, proprio quando il suo desiderio sta per realizzarsi, l'incontro con il prepotente James P. Sullivan, compagno di studi, rischia di mandare a monte i suoi piani. Non solo i due vengono cacciati dal corso, nonostante l'impegno profuso da Mike sui libri di testo, ma sono persino costretti a fare squadra: solo vincendo le Spaventiadi e la sfida ingaggiata con l'orrido rettore Tritamarmo, infatti, potranno sperare di essere riammessi e di diventare ciò che sentono di essere. 
L'uscita di Monsters & Co. aveva rappresentato (e continua a rappresentare) una tale vetta nel panorama del cinema d'animazione e della stessa Pixar che era impensabile poter fare di meglio. Eppure, John Lasseter e i suoi sono riusciti nell'impresa intelligente di restituirci il piacere della compagnia di Mike e Sully senza metterli in competizione con loro stessi. Si cambia tempo, optando per il prequel, si rinnovano i personaggi (e alcune new entries sono notevoli), ma soprattutto cambia radicalmente il registro: dal filosofico e tenero incontro/scontro tra il mondo dei mostri e quello dei bambini, attraverso la porta del destino, a quello goliardico e avventuroso del college movie tinto di fantasy, di buon umorismo e di una goccia di retorica (la porta, infatti, non è più la soglia della conoscenza con l'Altro, ma l'elemento di un proverbio per cui, quando si chiude un'opportunità, se ne apre un'altra). 
Se l'originale è il ritratto di una strana coppia, il prequel, che narra come ci si è arrivati, è più classicamente la storia di Mike, piccolo grande eroe, costretto a fare i conti con il proprio handicap (è un mostro che non fa paura) ma anche con la forza contagiosa che gli viene in soccorso dalla determinazione e dalla passione che la carriera di potenziale spaventatore ispira in lui. Un oggetto magico -il cappellino donatogli in età scolare da un impiegato alla Monsters Inc.- scatena letteralmente l'avventura, mentre le prove che l'eroe dovrà superare si confondono e sovrappongono con le prove delle Spaventiadi, ingegnosamente architettate da un duo di sceneggiatori in gran forma (gli stessi del primo capitolo, Gerson e Baird). 
Il passaggio dalla regia a sei mani dei creatori di Toy Story alla direzione unica di Dan Scanlon (Cars) si sente, ma non penalizza oltremodo un film pieno di divertimento, che ha il suo fiore all'occhiello nell'ambientazione, mai così fantasiosa e accurata.


Pensieri










Si potrebbe fissare un prezzo per i pensieri. Alcuni costano molto, altri meno. E con che cosa si pagano i pensieri? Credo con il coraggio.




Wittgestein

Libri









Priore racconta la "verità" che ha intravisto tra le pieghe delle sue inchieste, ma che non si è potuta "certificare" attraverso le sentenze. E lo fa nell'unico modo in cui è possibile dare risposte alle sue domande - perché è successo? e perché proprio in Italia? - inserendo i fatti all'interno dei giochi internazionali. Riscostruisce le "guerre" combattute dall'Italia contro l'asse franco-inglese per l'egemonia nel Mediterraneo e per il controllo delle fonti di approvigionamento energetico nella fascia nordafricana e meridionale. E parla del ruolo della Cecoslovacchia, della Germania comunista e della Stasi, la regina delle intelligence, a cui era stata affidata dall'Urss una sorta di supervisione del terrorismo internazionale... Per poi ricostruire i rapporti altalenanti con Israele e la Libia, due nazioni decisive per capire anche i rapporti che l'Italia ha intrattenuto con Francia e Inghilterra.Un libro davvero sconvolgente,che fa comprendere meglio tanti misteri italiani vedendoli sotto una luce più ampia e meno ravvicinata....

Canzoni

Film








Visto con i miei figli che si sono molto divertiti!
Turbo non è come le altre lumache. Non ha paura del bambino della casa nel cui giardino vive con la comunità di suoi pari, non è soddisfatto del lavoro alla piantagione di pomodori e non ama la filosofia di fuga da ogni problema che propugnano le altre lumache, lui sogna le corse automobilistiche, la velocità e il brivido della conquista dei sogni più sfrenati, come gli insegna il suo idolo: il pilota Guy Gagné.
Un giorno un incidente lo avvicinerà ai suoi sogni. Finito sul cofano di una macchina da corsa sarà risucchiato nel motore e immerso nella Nitro iniettata per fare da propulsore. Da quel momento Turbo diventa l'unica lumaca al mondo in grado di muoversi alla velocità di una macchina da corsa.
Film come Turbo alimentano la storia della Dreamworks come una di continui inseguimenti e di complessi d'inferiorità. Se lo studio d'animazione guidato da Jeffrey Katzenberg è stato capace di grandi colpi e ottime idee come Kung fu panda, I Croods e Dragon Trainer, è anche indubbio che molto spesso si sia rifugiato in film come Turbo, che sembrano guardare con ammirazione le trovate della rivale Pixar.
La storia della lumaca che non voleva essere come le altre, che insegue un sogno apparentemente inconciliabile con la propria natura, che ha una figura di riferimento in grado di alimentare la propria aspirazione e che finisce per far parte di quell'ambiente cui aspirava nella più paradossale delle maniere, ricorda molto da vicino la parabola di Ratatouille senza averne però la potenza e la forza gentilmente eversiva, mentre alcune trovate (il bambino malvagio poi punito, il ritrovarsi soli davanti a un ristorante) ricordano quelle di Toy Story.
In anni in cui il cinema d'animazione è cresciuto fino a tracimare dai confini dorati in cui l'aveva rinchiuso il monopolio Disney, per conquistare più pubblici, più riconoscimenti e più significati, Turbo è un atto di pigrizia, un cartone pensato per essere canonico e non stupire (caratteristiche che potrebbero tuttavia dargli il successo al botteghino), immaginato per piacere al pubblico più infantile senza fare lo sforzo di soddisfare anche le domande e i bisogni che questo non è in grado di esprimere e ripiegato su un immaginario molto banale, ovvero quella tipica traduzione che i cartoni per l'infanzia fanno delle dinamiche del mondo umano nella "società" dei personaggi usati, in questo caso la società delle lumache descritta secondo i canoni della nostra.
Fermo restando che il gradimento da parte del pubblico d'elezione di questo tipo di cinema, i bambini, segue spesso strade che Turbo batte con cognizione di causa e proprietà di linguaggio (non stupire in nessuna maniera è una di queste), rimane il fatto che avendo ormai scoperto che i cartoni, pur mantenendo il loro potenziale d'intrattenimento, possono lasciar passare in maniera sottile idee e valori più raffinati e complessi di quelli di una volta, è difficile tornare indietro e guardare con la medesima benevolenza operazioni più semplicistiche e vecchio stampo.

Poesie






Non dovresti conoscere la disperazione


Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore:

Piangono, tu piangi, così deve essere:
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno:
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia
pure, mai con disperazione!


Emily Bronte




Film








In una zona montuosa del Missouri, fra le più sinistre profondità situate nel cuore degli Stati Uniti d'America, l'adolescente Ree tiene sulle proprie spalle l'intera gestione della famiglia. Da quando la madre si è ammalata e il padre è stato arrestato per produzione e spaccio di metanfetamine, Ree è l'unica che possa occuparsi dei due fratelli più piccoli, accudendoli e, letteralmente, procacciandogli il cibo. Un giorno, lo sceriffo della zona bussa alla porta per annunciarle che il padre è uscito di prigione garantendo la loro proprietà come cauzione e che se non risponderà al mandato di comparizione, la casa verrà confiscata dalla polizia. Ree si mette così sulle tracce del padre all'interno di un universo di reietti, di disperazione e di loschi trafficanti che cercano di non far emergere la verità.
Gli allori del Sundance prediligono le storie ai margini e cingono solitamente la testa del film più programmaticamente lontano da quell'America radical-chic dipinta dal circuito mainstream. Winter's Bone è un perfetto emblema del "Sundance Style": oltre a condividere con gli ultimi vincitori Frozen River e Precious alcuni elementi chiave (rispettivamente, una forte tematizzazione della stagione invernale e un'adolescenza coraggiosa), racconta un contesto miserabile e infausto utilizzando un linguaggio livido e cupo. Tuttavia, tutto il fascino che questa opera è capace di esercitare non fa leva su una storia improntata al forte realismo o su di un'indagine sui ceti più indigenti della provincia montuosa. Al contrario, è nella fosca atmosfera di un vero e proprio thriller che Winter's Bone trova il suo stato ideale. Il film si presenta come un'esplorazione fra le nebbie e la desolazione delle zone montuose del Missouri, ma, di porta in porta, di volto in volto e di minaccia in minaccia, la ricerca del padre da parte della giovane Ree diviene un incubo denso di misteri, di spettri e di risvolti inquietanti. 
La giovane Jennifer Lawrence affronta con maturità il ruolo di un'adolescente cresciuta troppo presto per sottostare agli schemi del romanzo di formazione. Da sola, con l'ausilio di qualche ottimo quanto spietato comprimario, affronta la discesa inquietante dentro una fiaba dark che scava a fondo fino a mostrare l'osso della cultura popolare americana. Perché l'elemento di maggior pregio dell'opera di Debra Granik è quello di mostrare una possibile realtà dolorosa e drammatica lavorando intelligentemente su un certo immaginario della provincia americana. Un immaginario in cui confluiscono tanto zotici drogati e pericolosi quanto struggenti ballate di musica country, tanto gli oscuri fondali delle zone paludose quanto la crudele ironia di un sacchetto di plastica contenente resti umani che recita "Have a nice day!".

Pensieri