domenica 7 novembre 2021

Fotografia

Fotografia di Suzi Eszterhas

Arte

Gli amanti. Magritte

Canzoni

sabato 6 novembre 2021

Cinema


 


Film molto modesto del regista haitiano Raoul Peck, con un tono che richiama gli aspetti più superficiali della letteratura romantica ottocentesca, costruito in studio apparentemente con pochi mezzi (nonostante il  contributo di produttori francesi, tedeschi e belgi…)  e un manierismo da serie televisiva. Manca qualsiasi approfondimento storico, filosofico, psicologico. Il giovane Marx (August Diehl), esule, perseguitato da censura e polizia, con problemi economici, isolato da quelli stessi che avrebbero dovuto essere suoi sodali, con una strenua dedizione alla definizione di una nuova identità politica e di un nuovo modello di società, è qui rappresentato con fanciullesca leggerezza e dotato di un sorrisino fisso tra ironico e ingiustificatamente gaio, con cui sembra far l’occhiolino allo spettatore per segnalare di non prendere sul serio l’intera faccenda. La vicenda di Engels (Stefan Konarske), con la scelta radicale che lo porta a farsi analista appassionato della condizione operaia, ad abbracciare il socialismo, a sostenere Marx e a collaborare con lui sino alla morte, pur nella sua posizione di ricco industriale (conservò la comproprietà dell’azienda paterna sino al 1869) , è trattata con il semplicismo di un libro di lettura per le elementari.  Lo stesso si può dire del rapporto tra Marx e Engels, o del ruolo delle figure femminili, ugualmente stereotipate nei loro opposti caratteri, l’angelica paziente Jenny moglie di Marx, l’irruente operaia irlandese donna di Engels. Film pedagogico? Magari. Si impara ben poco,  al di là di qualche vaga informazione di superficie. Ad  ogni evento o incontro chiave i due protagonisti in tuba sembrano arrivare quasi per caso, passeggiando per l’Europa, mettendosi via via in posa in scenette di genere, come in un quadro vivente ottocentesco. Il precipitare (si fa per dire) verso la composizione del “Manifesto”, che chiude il film,  appare altrettanto casuale che un temporale d’estate. Niente vera passione,  niente senso critico, molti sbadigli.

Libri


 


Questo libro non può mancare nella biblioteca di chi,come me,è appassionato di criminologia.E' un po' la summa dei delitti più famosi che hanno insanguinato il nostro Paese da fine ottocento ai giorni nostri.Le schede delitto per delitto sono molto particolareggiate,con le indagini,i vari gradi di giudizio e l'esito finale,il tutto scritto scorrevolmente e senza pesantezze di sorte.E' diviso in due parti,la prima dedicata ai delitti risolti,la seconda,forse la più interessante,a quelli ancora aperti,come vengono definiti dagli specialisti "cold case".E' più interessante perchè secondo me al di là della tecnologia l'intuito gioca molto nella soluzione dei casi,e spesso nelle indagini questo viene molto trascurato.

Cinema


 


Giovane di buona famiglia, ricco analista finanziario che lavora nella banca di investimenti multimiliardaria del suocero, Davis resta improvvisamente vedovo per un incidente e si rende conto di essere incapace di provare dolore nello stesso momento in cui incontra una donna, vedova come lui, con figlio adolescente e, come lui, "interrotta". Comincia a distruggere tutto, anche materialmente, quello che era legato alla sua vita. Ma distrugge per ricostruire. Storia sulla difficoltà di accettare ed elaborare un evento traumatico, ma anche storia di "riparazione" e di riappacificazione, scritta da Brian Sipe, tutt'altro che banale nei contenuti e nel modo di raccontarli. Vallé forse aggiunge carichi a carichi, senza sapersi fermare, ma il risultato è forte, intenso, coinvolgente. E il merito è anche di Gyllenhaal, capace di disegnare un personaggio monolitico e sfaccettato, stralunato e vero, confermandosi uno dei migliori attori della sua generazione.

Arte

 



Lo stagno delle ninfee.Claude Monet

Cinema


 


Ci sono almeno tre aspetti che verosimilmente costituiscono altrettanti punti di forza di Baby Driver e che ne spiegano, almeno in parte, il successo. Il primo e più macroscopico è quello del rapporto tra musica e immagini.


Siamo di fronte a un salto di qualità del rapporto tra film e repertorio delle canzoni rock e pop, che già aveva intensificato la sua presenza negli ultimi anni.


Complice la straordinaria valorizzazione della storia della musica popolare e delle sue nicchie nell'epoca delle piattaforme digitali, anche la presenza accumulatoria di brani provenienti da tutti i generi e le nicchie musicali si è moltiplicata nel cinema contemporaneo (con la professione del music supervisor sempre più importante). In Baby Driver, grazie all'idea del protagonista vittima di acufene e sempre provvisto di cuffie, il repertorio musicale non è più un commento ma il vero protagonista emotivo, sentimentale e relazionale del film. Gran parte delle soluzioni di montaggio e di regia seguono la costruzione musicale dei brani, con piani sequenza più o meno fluidi a seconda del ritmo armonico del pezzo.

Il secondo aspetto è quello dell'azione. Dopo anni in cui il genere action è stato risucchiato all'interno dei blockbuster - insieme alle sue figure distintive, come l'inseguimento e lo scontro - si sta facendo strada (letteralmente) il ritorno di questo cinema, capitanato dalla saga di Fast & Furious ma puntellato anche da produzioni più piccole, e per questo artigianalmente seducenti, come Baby Driver. Chi definisce il film "fracassone" è meglio cambi sala. Queste sono le regole dell'action, piaccia o meno. Meglio astenersi, se il problema sono le sgommate, gli stridii, i tagli di inquadratura sul dettaglio del cambio e del volante, le auto che saltano per aria al rallentatore e le fughe contromano. Il terzo aspetto consegue da quest'ultimo, ed è lo stile. Non è un caso che Edgar Wright, la cui carriera gli permette ormai di fare certe dichiarazioni, abbia menzionato Driver l'imprendibile di Walter Hill come modello cui ispirarsi. Pensare che Baby Driver sia una versione infantilistica - fin dal titolo - della pellicola con Ryan O'Neal non è un insulto. D'altra parte lo stesso Hill ha più volte sposato la dimensione action con l'umorismo e la comicità dei caratteri, come nel seminale 48 ore.

Canzoni


 

Cinema


 


Harry, un anziano ma affascinante uomo di successo è un inguaribile playboy che nonostante l'età,si ostina a frequentare solo giovani donne. Un giorno, però, la sorte gli gioca un bello scherzo: Harry incontrerà la donna della sua vita, una persona della sua stessa età, per la quale perderà completamente la testa. Spassosa ed esilarante commedia sugli equivoci e sull'amore che spesso ci riserva grandi sorprese, anche per chi ormai crede di non avere più l'età per innamorarsi. Peccato un po' per il finale, romantico ma forse troppo stiracchiato, dunque, non soddisfacente, perchè non valorizza in giusto modo Keanu Reeves, brillante e sorprendente in questa inedita interpretazione che lo vede per la prima volta dolce e smagliante. Tuttavia, Nancy Meyers ha scritto, diretto e prodotto una pellicola imperdibile che vede come protagonisti assoluti due irresistibili icone di Hollywood come Jack Nicholson e Diane Keaton.

Libri


 


Un nome sconosciuto ai più.Una vita apparentemente tranquilla di padre di famiglia e vicino di casa.Sotto questo manto di normalità di nascondeva il serial killer più feroce che la storia del crimine mondiale abbia mai conosciuto:Richard Kuklinski.Con una infanzia a dir poco problematica,fatta di povertà,di botte dal padre e di bullismo da parte dei ragazzini di quartiere è cresciuto con un odio,una rabbia,a stento controllabili.Iniziò presto con gli omicidi e vide subito che la cosa anzichè procurargli disagi morali lo faceva star bene.Divenne un killer professionista al soldo dei vari clan mafiosi,mai un errore,più di 200 persone eliminate senza essere preso.Perchè faceva sparire i corpi nelle maniere più atroci:da darli in pasto vivi ai topi,a smembrarli sempre vivi,a darli in pasto agli squali,a non lasciare alcuna traccia dietro di sè.Fu preso per una soffiata da parte di uno che considerava amico,lui che non si confidava neanche con la moglie.Un libro tosto che ci porta nell'inferno di certe realtà e scritto in maniera esemplare da un giornalista che è vissuto negli stessi ambienti del protagonista.

Cinema


 

Da un romanzo di John Katzenbach, liberamente adattato. Al prof. di diritto Paul Armstrong arriva una disperata richiesta di aiuto da un giovane nero, laureato, condannato a morte in Florida per l'efferato assassinio di una ragazzina bianca. Accetta l'incarico, va in Florida, riesce ad aprire il caso e a dimostrare l'innocenza del suo cliente. È un falso finale che apre la porta a un colpo di scena. Sgangherato, improbabile e sconclusionato thriller.