martedì 12 ottobre 2021
Cinema
1969: la star di un'ormai conclusa serie western televisiva, Rick Dalton, non se la passa bene, è ridotto a ruoli occasionali e non è ancora riuscito a sfondare nel cinema, tanto che pensa di partire per l'Italia dove il western da vivendo una nuova età dell'oro. Insieme al suo migliore amico e stunt double, Cliff Booth, si giocherà le sue ultime chance a Hollywood, incontrando tutto e tutti, come Bruce Lee e Steve McQueen senza dimenticare i vicini di casa Sharon Tate e Roman Polanski, il cui destino sta per incrociare quello della Manson Family.
Cinema
All'idealista Daniel J. Jones, membro dello staff della Senatrice Dianne Feinstein, viene assegnato il compito di condurre un' indagine sul Detention and Interrogation Program della CIA, creato in seguito agli avvenimenti dell'11 Settembre. Jones si lancia in un' implacabile ricerca della verità che lo conduce a fare delle scoperte scottanti che mostreranno fino a che punto i servizi segreti del paese si siano spinti per distruggere alcune prove, sovvertendo la legge, e nascondere così agli americani un brutale segreto.
Cinema
Una giovane coppia giunge a Manhattan per un weekend di lavoro. Lei è un'ingenua giornalista che deve intervistare un celebre regista, lui un attore che vuole approfittare delle riprese di un film per vivere nuove avventure. Toccherà per prima alla ragazza resistere alla tentazione del tradimento, sedotta dal suo maturo interlocutore, mentre per il compagno il set si rivelerà un succedersi di frustrazioni sentimentali. E intanto la pioggia cade e rende più facile scordare le promesse...
lunedì 11 ottobre 2021
Cinema
Raccontare gli ultimi sei mesi di Bettino Craxi è l'obiettivo, difficile e molto sensibile per l'Italia, dell'ultimo film di Gianni Amelio dal titolo Hammamet. Sono passati 20 anni dalla sua fine prematura in Tunisia, complesso dire se pochi o molti per cominciare a guardare con il giusto distacco il discusso leader politico socialista. Ma Gianni Amelio con la complicità di un Pierfrancesco Favino reso straordinariamente somigliante ci prova. Il film esce al cinema il 9 gennaio 2020, mentre il 19 gennaio del 2000 veniva a mancare l'ex premier italiano.
"Il film è collocato esattamente nell'ultimo anno del 1900, nel 1999. Io racconto sei mesi di vita di un uomo politico importante fino alla sua morte, ma non è un arco narrativo che somiglia a una biografia, tutto il contrario. Racconto gli spasmi di un'agonia".
Gianni Amelio
Un personaggio per cui appare calzare a pennello il detto inglese larger than life, questo è stato Bettino Craxi che concluse in Tunisia e proprio nell'Hammamet del titolo gli ultimi anni della sua vita. Da esiliato, come sosteneva lui, da latitante come sostenevano i magistrati dell'inchiesta chiamata Mani Pulite che terremotò il mondo politico italiano negli anni Novanta. Quello che è certo e che l'ex leader socialista arrivò all'ultimo appuntamento solo, amareggiato e molto malato sia per il diabete sia per un tumore.
Da quanto è stato anticipato, il film non mette l'accento sull'uomo politico ma si concentra maggiormente sulla sua vita privata. Anche se non mancheranno i riferimenti alla realtà dell'epoca, inestricabile con Craxi, e alle inevitabili considerazioni sulla perdita del potere. Nel cast, oltre a a Pierfrancesco Favino, troviamo Renato Carpentieri, Claudia Gerini, Livia Rossi e Luca Filippi.
Il film rappresenta anche un'operazione di mimesi straordinaria che ha portato Amelio a girare nei luoghi precisi dove si consumarono gli ultimi anni del leader politico. Tanto che uno dei set riguarda proprio la casa tunisina di Craxi.
Cinema
Sam Mendes reduce dagli ultimi due 007, Skyfall e Spectre, affronta così un piccolo avvenimento all'interno di uno degli scontri più importanti per il destino dell'Europa, la battaglia di Passchendaele nelle Fiandre occidentali. L'obiettivo del regista è raccontare gli aspetti più terribili della guerra di trincea tipici della Prima Guerra Mondiale, insieme al coraggio eroico dei due protagonisti capaci di sopportare le terribili vicissitudini che la loro missione richiede.
La grande spettacolarità delle scene di azione, una ricostruzione estremamente attenta ai dettagli e un cast straordinario completano 1917 che ha raccolto tutti insieme il premio Oscar (per Il discorso del re) Colin Firth, Benedict Cumberbatch (che negli ultimi anni ha vestito il manto del Doctor Strange nei film Marvel), Andrew Scott (recentemente visto in abiti talari nella seconda stagione di Fleabag), Mark Strong (è il terribile dottor Sivana di Shazam!), fino a Richard Madden (protagonista della serie Bodyguard).
Curiosamente tutti attori che hanno già lavorato insieme, basti pensare che Firth e Strong erano insieme nei film dedicati ai Kingsman; Madden e Chapman hanno in comune Il trono di spade, ma soprattutto Cumberbatch e Scott erano rispettivamente Holmes e Moriarty nella magnifica serie Sherlock.
Cinema
Fuggito dal ghetto di Varsavia con l'aiuto del padre, Srulik, un bambino ebreo di otto anni, si finge un orfano polacco per scampare alle truppe naziste. Con il nome fittizio di Jurek, tenta in ogni modo di sopravvivere e di essere coraggioso, attraverso la foresta e oltre, in cerca di una casa o di una fattoria dove avere cibo in cambio del proprio lavoro. Sarà anche consegnato ai nazisti, da cui riuscirà fortunosamente a svignarsela, continuando una dolorosa fuga verso la libertà: nel suo cammino, in cui si avvicendano le stagioni, entrerà in contatto con uomini e donne disposti ad aiutarlo oppure decise ad ucciderlo, fino alla fine dell'ostilità bellica.
È la storia di una perdita di identità quella raccontata nel commovente film di Pepe Danquart, un lento e progressivo allontanamento dalle proprie radici compiuto da un bambino che ha giurato al proprio padre di sopravvivere, contro tutto e tutti. Ispirandosi al best seller "Corri ragazzo", corri di Uri Orlev, che racconta la storia vera di Yoram Friedman, il regista fa del suo battagliero protagonista un simbolo della libertà e dell'intelligenza, uniche armi possibili contro l'abominio nazista. La fame di vita di Jurek scorre parallela alla cancellazione del suo passato, del proprio vero nome e della propria religione, lentamente, facendo palpare con mano la sofferenza di non avere diritto ad un posto nel mondo.
Anche in questo, la sua corsa senza sosta può essere vista come una metafora del popolo di Israele, verso il quale alla fine sente di non appartenere più, rimosso, allontanato, fino a quando non riuscirà a realizzare realmente in che modo è cominciato tutto. Col fiato sospeso, nascosto sotto alle tavole di legno di una casa di campagna o fuggendo da un ospedale dove gli è stato amputato un braccio a seguito di un incidente di lavoro, Jurek conosce l'esistenza del bene in persone disposte a rischiare la propria pelle pur di non arrestare la sua sfida ad andare oltre una realtà inconcepibile. Anche da questi incontri deriva forse l'indefessa forza di continuare a lottare.
Vincitore di un Oscar per il cortometraggio Schwarzfahrer (1993), Danquart segue dappresso un'odissea che non può non finire con un ritorno, con buona aderenza visiva al tempo del racconto e attenzione nel mostrare il circostante attraverso gli occhi di un bambino di otto anni: da qui probabilmente alcune, poche, immagini che potrebbero sembrare leziose e in netto contrasto con il tono globale. L'epilogo, dove incontriamo il vero Yoram Friedman, in Israele insieme alla sua famiglia, suggella il tema che, tra i tanti, sta più a cuore al regista. Un film sull'infanzia violata adatto anche agli spettatori più giovani.







